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L’Umbria da record nelle richieste di prestazioni specialistiche: 6 milioni. Taglio delle liste d’attesa sì, ma anche «patto solidale»

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Sette richieste per ogni abitante. Necessario un piano per sveltire le procedure, ma anche nuova responsabilità. Il professor Talesa: «Riscoprirsi comunità. Riflessione anche dei medici base». Perché poi a pagare è chi ha più bisogno: l’Umbria ha anche il record di disabili e di ultra 75enni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sapete quante sono le richieste di prestazioni specialistiche in Umbria (840mila abitanti)? Sei milioni. Basta mettere insieme le richieste, urgenti e meno urgenti, i ritardi, l’alluvione di pratiche ed ecco il numero su cui riflettere.
Di fronte a questa cifra si capiscono certi approcci alla questione liste d’attesa. Non tutto è risolvibile.

O almeno non lo è in tempi ragionevoli, anche con uno scatto, per altro necessario e auspicabile.
Si capiscono, alla luce dei 6 milioni di richieste, anche certe riflessioni di esperti, che pure non sono diretti interessati. Se la cifra è questa è ovvio che serva prima di tutto uno sforzo di responsabilità da parte di ciascuno.
Il professor Vincenzo Talesa, direttore del Dipartimento di Medicina e chirurgia all’Università di Perugia, di numeri non parla ma apre uno scenario: per avere servizi migliori per chi ne ha bisogno è necessaria «una svolta solidale». Tutti, pare di capire, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza. I cittadini, sicuramente. Ma dovranno farlo i medici di base, altrettanto di sicuro. Non sempre si deve cedere all’insistenza degli assistiti, magari mal consigliati dal “dottor Google”, certe volte è dovere professionale fare argine di fronte a richieste che si ritengono non fondate di approfondimento diagnostico.
Perché – e qui il professor Talesa fa davvero lezione – a pagare il conto, di fronte a un lassismo generale invece della solidarietà necessaria, sono i soggetti più deboli, chi ha davvero necessità assoluta di prestazioni specialistiche e chi ha una vita segnata dalla malattia.
«L’Umbria – ricorda Talesa – è la regione con il maggior numero di disabili dopo la Sardegna». Va aggiunto che l’Umbria è anche la regione con il maggior numero di ultra 75enni subito dopo la Liguria.
Se non si spezza il circolo vizioso, al di là di un necessario piano funzionale e approfondito contro le liste d’attesa, il rischio è di lasciare per strada i bisognosi, per mettere una pezza qua e una là.

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