A Perugia il Giappone si mostra “In punta di pennello”

Doppio appuntamento nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso Monumentale di San Pietro

PERUGIA – Doppio appuntamento, questo fine settimana, nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso Monumentale di San Pietro, in borgo XX Giugno a Perugia, nell’ambito della mostra “In punta di pennello. Natura e cultura nell’arte giapponese”, promossa da CAMS – Centro di Ateneo per i Musei Scientifici, Università degli Studi di Perugia e Fondazione per l’Istruzione Agraria di Perugia. Suddivisa in dieci sezioni dedicate ai diversi aspetti della cultura giapponese collegati con la pittura ad inchiostro, l’esposizione – che resterà aperta fino al 31 gennaio 2023 – ospita più di cinquanta opere d’arte dal Duecento a oggi e propone un ricco cartellone di conferenze e workshop, per coinvolgere gli appassionati e il pubblico più giovane e fargli provare diverse tecniche artistiche dell’arte orientale.

Un legame che parte da lontano quello tra l’Umbria e l’Asia: l’8 giugno del 1585 a San Pietro arrivò in visita la prima missione diplomatica giapponese in Europa. A Perugia, come raccontano le cronache dell’epoca, fecero tappa quattro giovani “quali si dice per cosa essere certa essere di sangue reale”: Itō Mancio, Michele Chijiwa, Giuliano Nakaura e Martino Hara, accompagnati dal gesuita Diego de Mesquita che fungeva da guida ed interprete. “Non bevevano vino, ma solo acqua tepida” – è una delle prime testimonianze del consumo di tè – e nel banchetto organizzato in città i quattro ragazzi mangiarono il cibo locale con “parsimonia”, ma apprezzarono particolarmente i latticini. Per Perugia la visita dei giapponesi fu l’avvenimento più grande della fine del Cinquecento: i giovani lasciarono “una memoria perpetua di loro”, anche grazie allo splendore dei loro vestiti di seta violacea rifinita con oro e “mai è stata vista una cavalcata sì grande come quella poi che fecero venire cavalli di tutto il contado”. Secoli prima, nel 1245, papa Innocenzo IV chiese al francescano Giovanni da Pian del Carpine (oggi Magione) di recarsi in Mongolia per prendere contatti con la corte del Gran Khan. Nei decenni seguenti due francescani umbri, Pellegrino da Città di Castello e Andrea da Perugia, diventarono i vescovi della città cinese di Zayton (oggi Quanzhou).

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