Alla scoperta della cappella rupestre di Terria tra fede e tradizione

Un piccolo gioiello d’arte in Valnerina analizzato da Carlo Favetti

di Carlo Favetti

TERRIA (Terni) – Il mese di ottobre è dedicato alla devozione della Madonna del rosario. In un territorio dove fede e tradizione si mescola con l’arte in ogni tempo, in Valnerina è tutto un divenire di cappelle rupestri, chiese parrocchiali e altari votivi in varie abbazie del territorio, tre per la precisione.

Questa volta ci occuperemo di una piccola cappella rupestre dedicata alla Madonna del rosario, un tempo assai frequentata dai residenti della frazione di Terria. Edificio innanzitutto ricco di affreschi. La piccola struttura è stata restaurata grazie alla tenacia e alla raccolta fondi da parte dei cittadini in occasione della festa di San Lorenzo, ma soprattutto grazie alla buona volontà della famiglia di Primo Piermarini.

Ci piace raccontare curiosità riferite alla devozione. La cappella è inserita in un complesso ad uso agricolo. Probabilmente, prima della pertinenza religiosa, era una stalla per animali. Forse un evento religioso, verificatosi alla prima metà del XV secolo, ha spinto i primi  proprietari a destinare questo vano ad uso religioso. Il luogo è veramente singolare. Lo si può incontrare ai piedi dell’antico castello di Terria; passando sopra ad un ponticello sul fosso, lungo la mulattiera a gradini che ascende l’abitato, si può raggiungere la torre quadrata, di recente restaurata. Qui è luogo ideale per incontrare animali selvatici come l’istrice, il riccio, la donnola, la volpe, l’immancabile cinghiale o il tasso.

L’ edificio è composto da due piccoli vani. L’ ingresso è semplice: un ortale di fattezza rettangolare, sviluppato in altezza, costituito da piedritti che sorreggono un architrave semplice. All’interno probabilmente la parte originaria è costituita dalla nicchia. Le pareti sono affrescate, con dipinti databili al XV – XVII secolo. Sulla parete subito dopo l’ingresso, sulla destra, due affreschi raffiguranti Sant’ Elmo vestito con i paramenti vescovili e con mitria, con la mano sinistra a sorreggere il pastorale, e San Felice che uccide il drago, con indosso una tunica verde stretta alla vita da una cinta rossa, così come le calze. Il Santo è  armato di una lancia che infila nella bocca del drago insidioso ai suoi piedi.

I due Santi sono stati probabilmente dipinti dal cosiddetto maestro di Eggi o da un suo allievo. Questo lo si può accertare nelle fattezze dei personaggi qui raffigurati, che rispecchiano, nella loro arcaicità, le suggestioni dei Santi prodotti nella prima metà del quindicesimo secolo nell’abside della chiesa abbaziale di San Pietro in valle Suppegna. Dipinti molto suggestivi fatti realizzare su commissione della comunità. Infatti era noto che le famiglie del luogo per immortalare le grazie ricevute,  finanziavano  artisti più o meno noti per realizzare queste opere.

Sotto  Sant’ Elmo è scritto: HOOPVS FACTA FARE FAMILIA ROSATI. Nella nicchia, che fungeva da altare, è riprodotto un Cristo Maestro nel sottarco, mentre ai lati una Madonna del Rosario; altro frammento forse di Santa Caterina. Nella parete di destra della nicchia un bell’ affresco di contenute dimensioni raffigurante le stigmate di San Francesco datato 1513. Il Santo è in estasi che riceve le stigmate dal Crocifisso sospeso tra nuvole e teste cherubiche. Alle spalle del Santo si intravede un piccolo conventino forse San Damiano. La chiesetta, prima del recupero, era in un avanzato stato di abbandono, quindi i dipinti hanno risentito lungamente di questo stato di degrado.

Rimessa la campana, sistemati di nuvole suppellettili, la chiesetta del Rosario aspetta i devoti ma soprattutto i turisti che si avventurano lungo il Nera alla scoperta di questi antichissimi borghi pregni di profumi, tra il silenzio della natura incontaminata.

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