S.P.
TERNI – Ast, a novembre bel tempo, a dicembre si vedrà.
Il bollettino delle notizie positive dura per tutto il prossimo mese: si riprende appieno la produzione, stop alla cassa, via libera ad alcune assunzioni attese da tempo.
Ma da Arvedi arrivano anche notizie meno confortanti: data la situazione dei consumi del mercato internazionale non si possono fare previsioni sulla stabilità produttiva e lavorativa di dicembre.
E intanto spunta fuori che il tanto invocato piano industriale – in primo luogo da Cgil, Cisl e Uil – è fermo al ministero dell’Ambiente per le valutazioni di compatibilità con il Pnrr.
Più di un pollice alzato nel comunicato delle RSU che dà conto dell’incontro con l’azienda.
Riprendono tutte le attività produttive. Si procede alla attivazione di nove contratti di somministrazione a tempo determinato ma soprattutto si stabilizzano 21 interinali.
Disponibilità dell’azienda a ridiscutere del premio di risultato.
Il comunicato ufficializza che il Tubificio sarà scorporato dal 1° gennaio 2023, una intenzione già trapelata da parte della nuova proprietà Arvedi.
Finora si era temuto un crollo delle commesse del Tubificio che invece, se non vegeto, è quantomeno vivo, anche se non farà più parte della famiglia Ast.
Detto questo si entra in un terreno più accidentato: «Segnali positivi – dice Massimiliano Catini, coordinatore delle Rsu – ma è altrettanto vero che siamo a una programmazione mensile perché questo ci dice l’azienda in base alle richieste del mercato. Non è facile procedere con un raggio di azione così breve. Così come il tema degli scorpori produttivi rimane, vista anche il risultato sul Tubificio. Sì, il piano industriale può riaprire uno scenario di programmazione di più lungo respiro. Al momento però ci risulta fermo al ministero dell’Ambiente in quanto stanno vagliando quali investimenti possono rientrare nei fondi del Pnrr. Vedremo».


