di Arianna Sorrentino
PERUGIA – Cena in carcere. Protagonisti della serata: ovviamente i detenuti. Nelle vesti di chef e di camerieri hanno raccolto la sfida del nuovo complesso penitenziario di Perugia con l’evento “Golose evasioni”. Un gioco di parole e al tempo stesso una provocazione. La cena è stato il momento finale del corso di 200 ore di lezioni, organizzato nel laboratorio del carcere di Capanne e previsto nell’ambito del progetto “Opportunità lavorative professionalizzanti”, finanziato dal Ministero della Giustizia e gestito dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro.
Diciassette detenuti così si sono ritrovati a imparare la tecnica del mestiere sotto la guida di chef esperti, con cui hanno stilato il menù per la serata. Dall’uovo del sottobosco fino alla torta della nonna con fichi e noci, passando per la pasta mischiata con tartare di gamberi e la faraona, per finire con biscotti assortiti da vino passito dolce. Una cena gourmet per deliziare i duecento partecipanti in una location curata in ogni dettaglio.
Soddisfazione nei volti dei detenuti, ma anche nelle loro parole di fine serata sul palco allestito nella sala, dove si sono raccontati. Federico è giovanissimo, ha 24 anni: «La soddisfazione più grande è sapere che il cliente gradisce non solo il cibo ma anche la preparazione».
Poi c’è Adel: «Si mangia con tutti e cinque i sensi, anche con gli occhi» commenta per spiegare la sua cura nell’impiattare.
Presenti alla cena il garante dei detenuti Giuseppe Caforio, il provveditore Toscana Umbria Pierpaolo D’Andria e la direttrice della casa circondariale di Capanne Bernardina Di Mario.
«La sfida più importante è quella culturale – le parole della Di Mario – con la sua costante apertura al pubblico tale evento vuole essere un’opportunità di interfacciarsi con l’universo carcerario e riflettere sul senso della pena».
La cena si conferma uno strumento così per dare un senso al tempo passato in carcere e per il reinserimento sociale di chi ha scontato la pena.
«La nostra metodologia – ha commentato il coordinatore del progetto Luca Verdolini – è quella di far intraprendere alle persone detenute un percorso di crescita personale e professionale al termine del quale poi possano ambire ad una collocazione nel mercato ordinario del lavoro. L’evento Golose Evasioni rappresenta anche un modo per superare le invisibili barriere che separano il mondo esterno dal carcere».



