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L’Unione europea, la Bce e l’inflazione: ora che si fa?

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – Vi sono momenti nei quali anche a me viene da pensare, non dico in grande, perché non ne sarei all’altezza. Ma un pensiero mi scappa e vorrei condividerlo. Tra i tanti malanni che hanno contribuito a rafforzare il fisico, ricordo un’influenza che veniva comunemente denominata “asiatica”.

Non ho mai approfondito la ragione, ma immagino fosse originata nell’Est del Pianeta. Non ho fatto ricerche per venirne a capo. Ma di recente, e qui ho seguito da vicino ciò che accadeva, ho attraversato la complessa e difficile fase della recente pandemia. Abbastanza disastrosa, dal punto di vista umano, ma anche da quello economico e finanziario. E qui ci scappa la mia attenzione, perché con l’economia e gli aspetti finanziari che la caratterizzano ci convivo da qualche tempo. Non dico da quanto. In occasione della pandemia, anche l’Unione Europea, dopo qualche tentennamento, ha trovato un punto comune, coinvolgendo direttamente la Banca Centrale Europea. Qualche malumore tra Paesi virtuosi, con residenza soprattutto nel nord del Continente, e Paesi meno virtuosi, tra cui anche il nostro Paese. Portatore di un debito pubblico di livello medio alto. E per questo motivo spesso criticato, ma soprattutto sotto stretta osservazione di chi svolge intensa attività con oggetto gli strumenti definiti “derivati”. Molti ricorderanno l’anno in cui un Esecutivo del Belpaese fu costretto a dimettersi, anche a causa dell’eccessivo rialzo dei rendimenti di mercato. Poi su chi fu a dar vita a vendite sui citati “derivati”, che, a loro volta, influenzavano e influenzano anche le quotazioni dei titoli di Stato, nacquero non poche ipotesi. Per fortuna, nella fase pre-durante-post pandemica, UE e BCE ricoprirono un ruolo primario e il loro contributo, sia di carattere sanitario, reperimento di vaccini e regole per somministrazione, sia di carattere finanziario funzionarono bene. Sì, sicuramente bene. Certamente non tutti concorderanno. Ma è il bello della Democrazia, dove il personale punto di vista, possibilmente non offensivo, può venire regolarmente espresso.
Direi che come preambolo non è certo breve, ma era mio compito cercare di aprire le porte ad un ragionamento che non tutti condivideranno, ma, e torniamo al riferimento alla Democrazia, è giusto sia così. Ora la situazione nel Vecchio Continente è abbastanza difficile da sistemare, stretti, come siamo, tra timori che una guerra non lontana da noi, in ogni caso, può provocare, ma, soprattutto, sotto scacco di prezzi delle materie prime saliti a valori altissimi e della citata guerra, essa pure complice del citato rialzo dei prezzi. I Paesi dell’Unione Europea sembra vogliano sbandare, proprio quando stiamo entrati da poco nella stagione autunnale, alle cui porte busserà tra non molto l’inverno. Qualcuno mi ha detto che nell’Oceano Pacifico un vortice sta richiamando moltissima aria calda, e la scorsa estate ce ne ha fornita in abbondanza. Ipotesi, questa, che lascerebbe libero l’inverno di giostrare solo aria fredda, dal Polo nord e dalla Siberia. Penso di avere capito bene la spiegazione, come ho capito che da noi arriverebbe solo aria fredda, senza che vi possa essere l’intervento mitigatore di quella calda. Ma credo sia meglio venire al punto. Ho sostenuto che UE e BCE hanno supportato molto bene la crisi economica e finanziaria che avrebbe potuto investire molti Paesi del Vecchio Continente, in fase di pandemia. Ma ora che si fa? Capisco che siamo teoricamente solo agli inizi, anche se la guerra è iniziata sette mesi fa e i rialzi dei prezzi delle materie prime erano già aumentati considerevolmente. La situazione sanitaria, probabilmente, è stabilizzata, e lo è stato anche per i meriti già ricordati. Ora, a mio parere, non basta incrementare il tasso di riferimento. I cui aumenti, come ha già fatto intendere il Presidente della Banca Centrale degli Stati Uniti, porteranno, forse, ad una recessione. Il Presidente citato si riferisce agli Stati Uniti, dove consumi ancora di livello elevato hanno contribuito, tra altre situazioni, all’incremento del tasso d’inflazione, peraltro già in lieve regresso. UE e BCE non potrebbero riprendere in mano la situazione, come fecero in fase di pandemia, e cercare di lenire le difficoltà che molte imprese e famiglie vivranno nei prossimi mesi? Capisco che con finanziamenti continui di origine pubblica si rischia di uscire dal campo della libera concorrenza, per entrare in una sorta di Stato dirigista, ma ho la percezione che il futuro immediato sia economicamente e finanziariamente assai più difficile da superare di quanto lo sia stata la stessa componente in fase di pandemia. Non sono affetto da pessimismo cosmico, vorrei precisare. Probabilmente, al tempo stesso, un poco di preoccupazione mi sembra si possa percepire! Anche perché, poco più di un mese fa, un quotidiano del Regno Unito paventò la possibilità che alcuni Fondi speculativi avrebbero potuto “attaccare” il debito pubblico, utilizzando i citati strumenti “derivati”. Fino ad ora l’aumento dei rendimenti è figlio del rialzo dei tassi, compreso quello della BCE. Ma in futuro, senza difese, se dovessimo assistere a vendite “allo scoperto” dei più volte citati strumenti?

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