Terni: “Dramma e Passione – da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi”

Una grande mostra a Palazzo Montani promossa e organizzata dalla Fondazione Carit

TERNI – “Dramma e Passione – da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi”. Una grande mostra a Palazzo Montani di Terni – sede della Fondazione Carit – incentrata su un’opera mai esposta di Artemisia Gentileschi, “Giuditta con la testa di Oloferne” e in particolare su due opere di Caravaggio difficilmente visibili al pubblico, la “Maddalena addolorata” e “La crocifissione di sant’Andrea”. L’evento espositivo che inaugura il 27 ottobre è curato dallo storico dell’arte Pierluigi Carofano in collaborazione con Tamara Cini.

«La mostra è uno straordinario viaggio nella pittura del Seicento. Nelle sale di Palazzo Montani Leoni – illustra Carofano – il visitatore potrà ammirare dipinti di maestri sommi come Caravaggio, Bartolomeo Manfredi, Orazio e Artemisia Gentileschi, Mattia Preti. Il percorso si snoda tra otto sale tematiche che vedono l’affermazione della pittura naturalista di matrice caravaggesca sino al confronto con il classicismo emiliano di Guido Reni e Guercino, lo scontro con nemici di Caravaggio come Baglione Salini, e il trionfo della pittura barocca con Bernardo Strozzi e Mattia Preti».

Si parte dal “Ritratto di dama” della Pinacoteca Capitolina di Roma e si termina con la Maddalena penitente di Mattia Preti (collezione Fondazione Carit). Oltre a presentare un assoluto inedito di Artemisia Gentileschi – “Giuditta con la testa di Oloferne” – la vera star della mostra è Caravaggio.

«Dopo oltre due anni e mezzo dall’ultima mostra dal titolo “Immaginaria. Logiche d’arte in Italia dal 194” terminata a inizio pandemia – dichiara il presidente della Fondazione Carit, Luigi Carlini – Palazzo Montani Leoni torna finalmente ad ospitare un evento di grande rilievo. Con Dramma e Passione – da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi’, la Fondazione intende celebrare il nascere e lo sviluppo del caravaggismo a partire dagli anni della formazione di Caravaggio, al pieno fiorire della sua arte pittorica, fino alla cultura barocca di Mattia Preti.

Trentatré opere provenienti da tutta Italia e dal Regno Unito, alcune delle quali sconosciute al grande pubblico, concesse in prestito da primari musei italiani, da consorelle fondazioni bancarie, da enti locali e da privati, che la Fondazione Carit ringrazia sentitamente per la cortese collaborazione e fiducia accordate. Tra le opere in mostra, la Fondazione è orgogliosa di presentare per la prima volta due delle ultime acquisizioni per la propria Collezione d’arte: la tela di Artemisia Gentileschi raffigurante Giuditta e la serva con la testa di Oloferne e la Maddalena penitente di Mattia Preti. Due opere inedite, studiate e documentate in questo catalogo da stimati storici e critici d’arte, che hanno fatto rientro, dopo un lungo periodo, in una raccolta istituzionale o che, nel caso di Artemisia Gentileschi, hanno fatto ritorno in Italia da Vienna. La Fondazione, infatti, nell’ambito dell’attività svolta per la tutela dei beni storico artistici, interviene con l’acquisto, recupero e valorizzazione di opere che altrimenti andrebbero disperse e allontanate dal territorio italiano. A questa azione associa sovente un apporto scientifico, attraverso la realizzazione di una rassegna espositiva e di una pubblicazione di pregio».

«La Fondazione, con questo grande evento dedicato a Caravaggio, ad Artemisia Gentileschi e a insigni maestri del Cinquecento e Seicento – sottolinea Carlini – ha voluto celebrare i trent’anni della sua nascita (1992-2022) e ha inteso confermare il ruolo di Palazzo Montani Leoni, quale polo culturale di riferimento per esposizioni d’arte nell’Italia centrale. Il lavoro di una istituzione per il proprio territorio, l’esperienza al servizio della collettività, la dedizione e l’attaccamento alla comunità, hanno permesso, ci si augura, di realizzare uno dei migliori momenti artistici che la città abbia mai avuto, contribuendo allo sviluppo locale e turistico».

Il segretario generale della Fondazione Carit, Anna Ciccarelli, sottolinea «il ruolo dell’istituzione di origine bancaria per la conservazione dell’identità culturale e artistica di un territorio, che si attua attraverso l’acquisizione di opere che rischiavano di essere allontanate dal Paese e che sono state, invece, recuperate e restituite alla collettività».

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