Terni e il centro perduto

Chi dorme, chi beve, chi deve andare al bagno: corso Tacito ha perso il suo smalto | LE FOTO

R.T.

TERNI – C’è chi dorme, c’è chi beve, c’è chi ha bisogni impellenti. La città che non piace, sciatta e trasandata, non ospita solo sacchi di immondizia, ma sbandati e senzatetto che scambiano la via principale del centro per un dormitorio. Per un’osteria e una toilette.

Girano le foto (scattate da politici e amministratori) di quello che è diventata Terni in questi ultimi tempi: negli scatti, Corso Tacito non è certo quel salotto buono di un tempo. Nelle fotografie che Umbria 7 pubblica Corso Tacito è l’emblema della città che non piace: con la pavimentazione di pregio distrutta, la pulizia che è quella che è, le vetrine che sono sfitte una su due, gli usi impropri. Scenario di degrado consolidato, quello che caratterizza il tratto del corso che congiunge via Goldoni e largo Elia Rossi Passavanti. Commercianti imbufaliti, cittadini disgustati, consiglieri comunali che si battono perché il degrado che impera sulle due panchine di travertino in cui succede di tutto, venga risolto. Ma la tenacia dei consiglieri comunali non servita a modificare il bivacco tra l’ingresso della farmacia comunale di Corso Tacito e le vetrine di una grossa catena di abbigliamento donna.
In quelle due panchine si inizia a bere la mattina e si finisce per fare i bisogni la sera. Non serve attendere che cali il sole: a coprire gli atti ( spesso osceni) ci sono le auto in sosta selvaggia. E poi ci sono i giardini dell’Ex Foresteria, un tempo simbolo della società dell’acciaio e delle sue relazioni, oggi ancora alla ricerca di nuova identità e di nuovo decoro. Poche sere fa i politici della Lega che si sono riuniti nella sede del partito che si affaccia su corso Tacito, hanno “inciampato” in una performance non proprio da educanda di una donna che non aveva neanche uno straccio addosso.

Non c’è confronto con i corsi principali di altre città di provincia: altrove è meglio.
In tanti concordano che aver portato il mercato settimanale tra palazzo Spada e largo Frankl ha rivitalizzato il centro. Infatti il mercoledì c’è movimento: bar, negozi e ristoranti lavorano di più.
«Vent’anni fa non avevamo bisogno del mercatino per venire in centro – racconta Giancarla M. – a quei tempi ci si arrivava per scoprire quali fossero le tendenze del momento, per rubare con gli occhi gli abbinamenti proposti dalle vetrine di Helle, Alida, Colombina, Adelina. Ma per carità, anche il mercatino è un evento. Solo che c’è solo quello. E tanto degrado».

associazione Birba

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