Fed, Bce, Boe: che brutto tris! L’ottimismo che arretra

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

Avevo ipotizzato, sette giorni fa, un tris di rialzi dei tassi ufficiali di 0,75 punti, da parte delle Banche centrali statunitense, di Eurozona e d’Inghilterra. Potevo almeno beccare una?

Macché! Tre aumenti di 0,50 punti. Ma conditi con dichiarazioni, da parte dei presidenti delle tre Banche citate, che hanno indotto gli investitori ad arretrare decisamente dall’ottimismo dei giorni scorsi. Non è cambiata l’ipotesi che la politica monetaria resti restrittiva. Sarà forse meno aggressiva nei numeri, ma l’arco temporale nel quale i rialzi dei tassi ufficiali verranno attuati durerà più a lungo del previsto. Tanto è bastato: meno 3% per le Borse di Milano, Parigi e Francoforte. Anzi, tre, virgola qualche decimale. Non che a New York sia andata molto meglio. Pensate se avessero davvero aumentato i tassi di 0,75 punti!! Meglio non pensarci.
«Addio sogni di gloria, addio castelli in aria…», così cantava Claudio Villa, a seguito di una delusione di vita. Era il 1956. Ora, qualche risparmiatore, deluso dall’andamento dell’indice di Borsa su cui ha investito, potrebbe sprofondare nella malinconia o nel timore di non recuperare che solo parte del proprio investimento. Ipotesi, quest’ultima, che si avvererebbe, se si decidesse di liquidare la posizione in sofferenza. Ma, avendo pazienza e tempo per aspettare, è abbastanza probabile che nella parte centrale del prossimo anno, o nei mesi immediatamente successivi, la prospettiva dei mercati possa mutare, non radicalmente, ma in misura abbastanza significativa. Fino a mostrare spiragli di moderato ottimismo. Un ottimismo, almeno inizialmente, all’acqua di rose. Molto blando, in pratica.
Scopriamo le carte (detto da me è il massimo: conosco, a fatica, la briscola. Precisare è d’obbligo: le carte conosco, la strategia per vincere, assolutamente no). Investitori, analisti, esperti vari dei mercati finanziari hanno messo in conto tre aspetti fondamentali: l’eccessivo livello del costo della vita che scenderà in Eurozona molto lentamente, il progressivo calo dei consumi da parte delle famiglie (per poter pagare le varie bollette gas, elettricità…), il calo della produzione da parte delle aziende con la conseguente riduzione degli utili annuali. Ed è quest’ultimo aspetto a dare spazio ad un pessimismo, forse eccessivo, ma che ha basi non trascurabili, per non poter essere preso in considerazione.
“Revisione” degli utili societari. È questo il tarlo che vorrebbe affossare l’ottimismo dei mesi scorsi e spingere una parte di investitori ad abbandonare ogni speranza di ripresa. Se l’investimento in Btp e obbligazioni similari, i Bund tedeschi o gli Oat francesi e, perché no, i T-Bond statunitensi (forse, meglio no, perché il cosiddetto dollaro forte potrebbe avere ancora vita breve) produce cedole con cadenza semestrale o annuale, a seconda delle caratteristiche dello strumento finanziario, i titoli azionari si distinguono per il pagamento dei dividendi. La quota parte degli utili aziendali destinati ai possessori di azioni.
E se le cedole vengono comunque accreditate (salvo il fallimento del debitore), il dividendo poggia le basi sul positivo andamento aziendale. In assenza di utili, generalmente, dividendo non pervenuto!
Come accadde in molti casi, nel corso del picco pandemico. Il meccanismo non è ancora inceppato e, forse, anche per il prossimo anno non lo sarà, anche se utili e dividendi saranno inferiori a quelli che hanno caratterizzato l’anno in corso.
Per oggi, finiamola qui con le ipotesi. Mi sono ricordato di “Addio sogni di gloria”: in realtà ho voluto esorcizzarlo, per evitare che divenga realtà!!

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