Le mascherine “cinesi” di Arcuri ora fanno impazzire i presidi

Le perplessità dei dirigenti per la mancata indicazione a smaltirle: «Siamo sicuri che siano di tessuto non tessuto?»

r.p.

TERNI – Migliaia di mascherine inutilizzate, centinaia di scatole accantonate nella palestre delle scuole primarie e secondarie del territorio, decine di direzioni didattiche alle prese con rimanenze ingombranti.

«Inutilizzate perché nessuno ha mai avuto il coraggio di indossarle».  «E di certo non possiamo donarle» – dicono alcuni dirigenti scolastici. «Onestamente questo assessorato non ha ricevuto alcuna segnalazione – dichiara Cinzia Fabrizi, con delega ai  servizi educativi, all’università, alla ricerca e formazione – come dirigente, invece, confermo di avere a che fare con scorte di protezioni individuali che non potranno essere utilizzate perché semplicemente inutilizzabili. Ma a farsi carico dell’ingombro delle migliaia di mascherine fatte arrivare  durante l’emergenza sanitaria dal commissario Arcuri , dovranno essere le direzioni dei singoli istituti. Infatti non è un problema della città ma delle scuole». Qualche preside ha deciso di addobbarci l’albero di Natale e qualche altro di utilizzare i cartoni come sedute.
Per disfarsi delle mascherine inutilizzate dovrebbe bastare chiederne il ritiro all’Asm, non trattandosi di rifiuti speciali. «Se sono di tessuto non tessuto vanno smaltite insieme alla  carta» – rende noto l’azienda municipalizzata.
Parte di quella  “partita”  – 800 milioni di mascherine ritenute non conformi – archiviata dalla Procura di Roma,  fu destinata dal generale Figliolo  al termovalorizzatore di Brescia, perché senza Certificazione europea e  composta da materiale elastico.  «Non siamo certi, infatti, che si tratti di tessuto non tessuto» – sollevano i presidi. Perciò, ancora oggi, tonnellate di mascherine monouso con tagli per infilare le orecchie fatte di chissà quale materiale, stanno stipate nelle palestre delle scuole primarie e secondarie del territorio.

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