di Marco Brunacci
Sala dei Notari piena in un cupo pomeriggio di pioggia, segno che Perugia risponde agli eventi, quelli pop e quelli high level, con entusiasmo. Bel segnale.
Stavolta era la presentazione di Seed 2023 (seme), evoluzione di Green Table 2021.
Seed 2023 sarà incentrato sulla sostenibilità in salsa umbra ovvero su un modo semplice di coniugare sviluppo economico con benessere di chi lavora, salute delle persone, mitigazione dell’impatto ambientale (no modello Cina o India a voler essere chiari).
Guest star era Thom Mayne, premio Pritzker per l’Architettura (il Nobel del settore). Mayne ha fatto il pieno di attenzione in mezzora piena di immagini, richiami, numeri ma solo per quel che servono, suggestioni, passione. Tra una slide e un esempio preso dal suo sterminato patrimonio di esperienze a livello planetario, da Seul a San Francisco alla sede Eni di Milano (più avanti si capirà perché così importante) per dimostrare come la grande architettura o il grande design industriale può realizzare opere piccole o grandi che già di per sé nascono sostenibili.
Sapete però quale è il discrimen tra Italia e resto del mondo? La rapidità di realizzazione delle opere: in California si fa in un anno quello che a Milano (palazzo Eni) non si riesce a fare in quattro.
Ed ecco che, saltando il deus ex machina di questi incontri (Andrea Margaritelli) che incontreremo di nuovo ad aprile, durante la settimana di eventi, eccoci al tema di attualità, dai massimi sistemi alle ansie di tutti giorni.
La questione è il Pnrr e come uscirne vivi, riuscendo a mettere a terra in quattro anni tutti i progetti, di cui per piccola parte è titolare la Regione e in larga parte Comuni e Aziende di Stato.
La governatrice Tesei qui è subito diventata protagonista. Ha rivendicato il miliardo e 700 milioni di Pnrr intercettati dalla piccola Umbria, un record nazionale attestato da Bankitalia e spiegato dall’ex premier Draghi, il quale ha salutato con soddisfazione il flusso di progetti (e relativi finanziamenti) che faceva rotta verso l’Umbria, affermando che era giusto così perché l’Umbria «aveva fatto i compiti a casa».
Ma Tesei ha subito chiarito i motivo delle sue grandi preoccupazioni: come realizzare i progetti del Pnrr nei tempi stabiliti con una burocrazia ancora cieca, regole vetuste, via crucis di autorizzazioni, ricorsi, obiezioni, contro-obiezioni.
La sfida è proprio questa: consentire all’Italia di realizzare progetti di qualità in tempi competitivi con quelli europei.
Non sfuggirà che se la sfida è di quelle da far tremare i polsi, ma perderla non è contemplato tra le possibilità.
E questo per una serie di motivi ovvi, ma anche perché tutto il resto dell’economia si attende che Pnrr e Regione guidino l’intero mondo produttivo umbro verso la crescita.
A questo proposito non ha bisogno di spiegazioni il discorso fatto da Massimo Mercati di Aboca nel dibattito con Tesei: «Noi contiamo sullo sviluppo alimentato dal Pnrr per metterci del nostro: noi siamo in grado di aggiungere valore e qualità alla crescita. Il nostro modello di sostenibilità, che è la via umbra alla sostenibilità, può diventare un modello da imitare, se si pongono in essere le condizioni alle imprese di operare, di perseguire profitto, creare ricchezza e lavoro».
Cosa resta dell’intenso pomeriggio perugino?
La conferma di un evento top, che però va affrontato con spirito più start, visto che siamo in tema. Meno tematiche, meno carne al fuoco, più focus. Più comunicazione mirata, come ripetiamo fino allo sfinimento, che non è forma ma sostanza.
Buon Seed a tutti.


