TERNI – Sì, c’era anche l’amico Charlie al party voluto da Asm per gli auguri di buone feste e per celebrare il recente matrimonio con Acea. Tra i presenti, il super assessore regionale alle infrastrutture Enrico Melasecche scortato dalla sua signora, l’unico coniuge ammesso al banchetto aziendale.
Un Enrico Melasecche che non si è smentito neanche a pochi giorni da Natale. Incurante dello sguardo amorevole della moglie, è partito con una delle sue ruvidezze: «L’operazione Acea si poteva fare meglio e soprattutto prima» – ha detto al momento dei discorsi ufficiali.
Sì, c’è stato tempo anche per i discorsi, in una serata soprattutto mondana, sulla quale emergono nuovi particolari: tra servizio di catering e addobbi floreali sono partiti 8mila euro (offerti da Acea). Fonti Asm fanno sapere però che l’addobbo utilizzato per il party del 20 dicembre deve essere considerato – per rimanere in gergo aziendale – in ammortamento sulle giornate di celebrazione della messa di Natale e per la giornata di premiazione dei dipendenti con oltre 25 anni di anzianità.
In sostanza, fiori e frasche forniti da un professionista di particolare buon gusto, sono stati riciclati su tre giornate. A parte la musica a cura di un compositore ternano conosciuto anche a Sanremo.
Molto si è detto sui presenti al party – amministratori comunali, vecchi e nuovi vertici aziendali, consiglieri – poco sulle assenze: ha spiccato quella della governatrice Donatella Tesei, pur calorosamente invitata. Così come non è passata inosservata l’assenza della notevole assessora al marketing territoriale Elena Proietti.
Sui “trenini” hanno abbondantemente scritto Cinque Stelle e Senso Civico nei loro comunicati di censura, nei quali parlano di «vergognoso banchetto a spese del contribuente».
Trapelano dettagli pure sul karaoke: Orlando Masselli, assessore alle partecipate, avrebbe deliziato la platea con “I migliori anni della nostra vita” essendo un fan di Renato Zero, mentre Francesco Maria Ferranti, presidente del consiglio, avrebbe intonato “Champagne” novello Peppino di Capri. Nessuno avrebbe avuto l’ardire di intonare “La prima repubblica” di Checco Zalone, che «non si scorda mai».


