Terni, la Fondazione Carit celebra Stanislao Falchi

Un libro e un Cd. Luigi Carlini: «Con l’ultima fatica di Silvia Paparelli e la prima incisione di alcune pagine del compositore ternano, si aggiorna anche la storia della città» – VIDEO E FOTO

Aurora Provantini

TERNI – La Fondazione Carit celebra Stanislao Falchi con due lavori dedicati al grande compositore  nato a Terni nel 1851 e morto a Roma nel 1922, a lungo docente e direttore del Liceo musicale di Santa Cecilia. Con  un Cd  e un libro. Il primo,   “Ore poetiche”, edito da Da Vinci Classics, contiene la prima incisione di alcune pagine cameristico-vocali del direttore d’orchestra realizzate  da Rosa Ricciotti (soprano),  Sim Mo Kang (tenore), Gian-Luca Petrucci (flauto), Paola Pisa (pianoforte), Marco Francescangeli (attore). Il secondo,  “Stanislao Falchi e la Roma musicale della Belle Èpoque”, edito dalla Lim di Lucca, è l’ultima fatica di Silvia Paparelli, pianista e musicologa (docente di storia ed estetica della musica al conservatorio Bricciali). 

«Il volume – spiega l’autrice – esce a venti anni dal precedente e nasce dalla necessità di aggiornare la ricerca fatta in passato, con le nuove acquisizioni e gli studi che in questo lungo periodo hanno indagato molte delle figure a Falchi vicine e il contesto in cui  operarono». «A venti anni dal precedente» – ricorda Silvia Paparelli. E a cento dalla morte di Stanislao Falchi che ha avuto, tra gli altri, lo straordinario merito di donare tutto alla sua città. Falchi nasce a Terni e resta sempre legato alla sua città (le cronache spesso danno notizia della sua presenza ai concerti cittadini, delle sue vacanze, delle occasioni conviviali) tanto che nominerà sua erede universale la locale Congregazione di Carità: i suoi beni – la farmacia, la casa natale e la biblioteca (958 volumi) – fanno oggi parte del patrimonio comunale.  Ma la sua storia, personale e professionale (di compositore, direttore d’orchestra e didatta), si svolge tutta a Roma dove completa gli studi con Salvatore Meluzzi e debutta come direttore nel 1875 al Teatro Apollo come sostituto di un altro grande umbro, l’orvietano Luigi Mancinelli. In seguito si afferma ottenendo l’apprezzamento di Giuseppe Verdi, della cui musica fu un vero e proprio apostolo a Roma (Falchi diresse le prime romane del Requiem, delle Laudi alla Vergine, dello Stabat Mater, e del Te Deum del grande bussetano). Come didatta la sua carriera fu indissolubilmente legata al Liceo musicale di Santa Cecilia, nel quale insegnava dall’anno stesso della fondazione ( dal 1877 Canto corale, dal 1890 al 1915 Composizione) e cel quale fu apprezzato Direttore dal 1902 al 1915 direzione, nominato all’unanimità e segnando una fase di grande riorganizzazione e ampliamento del Liceo musicale sia dal punto di vista didattico che istituzionale. Dal suo corso di Composizione uscirono allievi quali Licinio Refice, Adriano Lualdi, Bernardino Molinari, Vincenzo Tommasini, Pietro Cimara, Alessandro Bustini, Vittorio Gui, tra i musicisti più significativi delle generazioni successive.

Figura centrale dell’ambiente culturale romano tra i due secoli, Falchi ebbe incarichi di primissimo piano e rapporti con i più importanti compositori del periodo (Puccini, Boito, Respighi, Mascagni, Tosti, Sgambati tra gli altri) e ruoli in tutte le istituzioni musicali romane (Accademia Filarmonica Romana, Società Orchestrale Romana, Società Musicale Romana, Società Bach), oltre che un rapporto strettissimo con Casa Savoia. Falchi fu autore di  pagine sinfoniche, corali e sinfonico-corali di ampio respiro (Ouverture al Giulio Cesare di Shakespeare, Ave Caesar, Coro per il IV centenario della nascita di Raffaello Sanzio, l’apprezzata Messa da Requiem a sole voci eseguita nel 1883, 1888 e 1982 per le commemorazioni di Vittorio Emanuele II),  di un raffinato corpus di ventisette romanze da camera, pubblicate dagli editori Ricordi e Lucca, tra la metà degli anni ’70 dell’Ottocento e la fine del secolo e di tre opere liriche: Lorhèlia (1878), Giuditta (1887) e Il trillo del diavolo (1899). Con il Cd si è voluto anche consegnare al pubblico il sapore delle sue composizioni.  

«Una delle mission della Fondazione Carit – dichiara il presidente Luigi Carlini – è quella di valorizzare al meglio le eccellenze culturali del territorio. Stanislao Falchi non lo scopriamo certo oggi, ma la sua opera va sempre coltivata e apprezzata. Per questo quando ci è stato proposto di far parte di questo progetto, non abbiamo esitato, visto che stiamo parlando di un nome che ha portato Terni nel panorama nazionale e internazionale della musica, anche come cittadino benemerito della nostra città».  

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