Terni, nella Valle Sostenibile il film di Bandecchi

Il patron della Ternana in pole position per la Treofan  con la pellicola ecocompatibile

TERNI – Nella lunghissima vertenza Treofan, al traguardo c’è solo un corridore: Stefano Bandecchi. Sembra proprio lui destinato a tagliare il nastro, distanziando di gran lunga Hgm. D’altronde il patron della Ternana, negli ultimi giorni, ha calato due assi che hanno volto a suo favore la partita della liquidazione dell’ex stabilimento della Polymer. Ha presentato una proposta alla quale è risultato difficile dire di no anche al tavolo ministeriale di appena quarantotto ore fa. Bandecchi lo aveva anticipato nella convention politica del 20 dicembre al Garden: «Rilevo l’azienda perché ho le idee chiare su cosa farci». Ed ha illustrato il progetto di riattivazione dei macchinari che producono la pellicola che è una star internazionale nel confezionamento e nell’impacchettamento. «La riattivo – ha annunciato – introducendo valore aggiunto: il brevetto per la pellicola ecocompatibile».

Un film con caratteristiche analoghe a quello prodotto esclusivamente con il propilene, ma che ha un impatto ambientale pressoché zero. Un brevetto che vede accostati due fogli biodegradabili che  una volta uniti diventano impermeabili. Con la pellicola ecologica Bandecchi va ad occupare un mercato che al momento non vede concorrenti e forse è proprio per questo che Jindal, la proprietaria dei macchinari e del sito produttivo di Terni, ha dato via libera al riutilizzo degli impianti, in quanto non avverte il pericolo di concorrenza sul mercato.

Un pericolo che è stato alla radice della decisione della multinazionale di chiudere tutti gli impianti produttivi italiani. Bandecchi in pole position anche perché la sua offerta vede produzione diversificata: accanto alla chimica la robotica, con i droni da utilizzare  nella mobilità, nelle consegne, negli scopi militari.

In sostanza, negli ultimi giorni l’interessamento di Bandecchi per la Treofan ha valicato i territori delle promesse elettorali e si è tradotto – fino a prova contraria – in un piano industriale che sembra riscuotere i consensi del ministero e del liquidatore Filippo Varazzi, il quale è chiamato, insieme al consiglio di amministrazione di Jindal, alla parola definitiva.

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