R.T.
TERNI- Sono cinque anni che sindacati, istituzioni, liquidatore, si stanno scervellando per individuare un percorso di reindustrializzazione dell’area Treofan.
Eppure dal rilancio di questi giorni di una vertenza che sembrava essere finita nei cassetti cittadini, emerge un particolare di non poco conto: nei mesi scorsi un gruppo di imprenditori ternani ha vagliato l’opzione della riattivazione delle tre linee di produzione arrivando ad un dato per certi aspetti clamoroso. Per rimettere in sesto le linee produttive non occorrono cifre stratosferiche: sono sufficienti 5 milioni di euro compreso l’efficientamento energetico.
Lo stato di due delle tre linee, infatti, non è da mani nei capelli. Nel senso che nel 2006 sono state oggetto di una azione straordinaria di manutenzione. La terza, invece, è quella più malconcia.
Il revamping delle tre linee sarebbe ora tornato ad essere economicamente conveniente in quanto il mercato internazionale della produzione di macchinari elettromeccanici è in difficoltà per i tempi di consegna di nuove apparecchiature. Terni inoltre, sempre sul versante della dotazione produttiva, vanta il valore aggiunto di aver incamerato parti sostanziose delle linee di Battipaglia (altro stabilimento Treofan italiano) mentre di quelle di Barletta si sono perse le tracce.
In tutto questo c’è però un Ma grande almeno quanto l’area di tutto lo stabilimento della Polymer. Jindal lega ogni prosecuzione dell’attività dell’area Treofan all’uscita dal mercato del film propilene. Un materiale del quale al momento c’è comunque tanta richiesta nei settori dell’imballaggio alimentare, dei tabacchi, del confezionamento.
Le buone intenzioni del gruppo di imprenditori ternani si sono fermate di fronte al veto di Jindal, che non vuole concorrenti sul mercato. È da notare che in questi anni Governo, istituzioni locali, organizzazioni sindacali, hanno provato a rimuovere molti impedimenti, mentre più sullo sfondo è rimasto il rapporto tra Jindal e l’attività di liquidazione.


