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Velostazioni a Terni: bici no, rifiuti sì

La delibera del 10 ottobre non è ancora esecutiva. La foto denuncia del consigliere Pasculli

TERNI – La prima domenica di dicembre, Terni si sveglia con le immagini di degrado che arrivano fin dentro le velostazioni. Le quattro infrastrutture a sostegno del progetto di città ciclabile che con la delibera numero 113 del 10 ottobre, il consiglio comunale decide di darle in gestione a Terni Reti. Ma che di fatto sono ancora nella indisponibilità del popolo delle biciclette.

Quella delibera, infatti, non è stata mai resa esecutiva, nonostante la municipalizzata prima a guida di Befani e ora di Stellati, abbia dato piena disponibilità ad andare a contratto suggerendo soluzioni diverse a seconda del posizionamento delle strutture. Ma ripercorriamo tutte le fasi che hanno potato alla loro consegna. Il 7 ottobre 2019 il Comune di Terni rende noto che a breve si sarebbe «completata la progettazione esecutiva del nuovo sistema di piste ciclabili e velostazioni della città, sulla base delle delibere e degli atti amministrativi del mese precedente». In particolare, entro marzo 2020 sarebbero state realizzate le quattro strutture in acciaio corten, vetro e lamiera stirata, progettate dallo studio Miarch di Terni per il ricovero delle biciclette nei punti di scambio auto-bici: in largo Flankl (sopra al parcheggio di Corso del Popolo), in largo Filippo Micheli (sopra al parcheggio di San Francesco), in piazza Dante (di fronte alla stazione ferroviaria), allo Staino.
Quel crono programma subisce alcune modifiche, in parte legate alla pandemia e in parte ad una infiltrazione d’acqua individuata in Largo Filippo Micheli, che rallenta i lavori e che poi viene risolta con una variante di spesa di 60mila. Alla fine le quattro velostazioni vengono terminate. A maggio 2021 sono pronte. Passa un mese e nessuno sente parlare di inaugurazione. Passa l’estate e ancora niente. Passa un anno e le cose restano così com’erano. Ferme. Da Palazzo Spada non arrivano spiegazioni. Né certezze. Perché non c’è una data indicativa in cui il popolo delle biciclette, cresciuto nel frattempo di numero anche grazie agli incentivi agli acquisti dei mezzi sostenibili, possa utilizzarle per parcheggiare le bici, per sistemarle o per pulirle. Le velostazioni, lunghe ciascuna 15 metri e larghe 4, con una forma che funge da filtro con l’ambiente circostante, non prevedono un semplice ricovero per le bici: sono state pensate per essere un luogo sicuro dove poter fare manutenzione ordinaria e ricaricare le elettriche. All’ingresso è predisposto un lettore badge che consentirà l’accesso solo ai proprietari delle bici parcheggiate, precedentemente autorizzati. Ma qualcuno, evidentemente , è già riuscito a i gettare i rifiuti all’interno. Le foto pubblicate sul profilo Facebook del consigliere pentastellato Federico Pasculli lo documentano.

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