di Angelo Drusiani
TERNI – Certo che il Pianeta non ci sta proprio trattando bene. Anche se, forse, sembrerebbe che le maggiori colpe siano del genere umano. Così sostiene il Pianeta e, a margine, anche molti umani. Da un lato, il Pianeta stesso ci ha quasi “scippato” le piogge, che io amo tanto. Dall’altro, per evitare polemiche e costi eccessivi, sempre il Pianeta ci sta facendo vivere un inverno, per ora, non particolarmente freddo. E, in questo caso, riduce, in parte, il lamento che ci deriva dalla mancanza di pioggia.
Probabilmente, l’approccio al nuovo anno avrebbe potuto abbracciare argomenti di maggior spessore. Ma la vita è fatta anche di aspetti semplici. Che io tendo a non abbandonare. Come, per ora, non mi stacco facilmente dalla componente finanziaria che caratterizza una discreta parte dell’umanità. Ed è interessante, in quest’ottica, confrontarsi con il tasso d’inflazione. Che, per molti anni, ha vissuto un letargo. Letargo dal quale, malauguratamente, l’Occidente si è improvvisamente svegliato. È stato un tintinnio elettrico, misto a gas, e farci sobbalzare. Non tutti ricordavano il negativo impatto che l’aumento dei prezzi creavano, e creano, ai consumatori finali. A molti di noi, in effetti. E la più semplice delle metodologie di assalto alla risalita dell’inflazione è il più volte citato, nelle scorse settimane, aumento dei tassi ufficiali da parte delle Banche Centrali. Cui una mano, neppure troppo nascosta, gliel’ha fornita il citato clima. Assai accondiscendente, come ricordato, in questi giorni. Un ulteriore “rialzo dei tassi” improprio, ma efficace! Non sufficiente, quasi certamente, a convincere le citate Banche Centrali a togliere il piede dall’acceleratore che spinge i tassi di riferimento verso l’alto. Gli investitori, forse, sono più ottimisti e, pur nella scarsità degli affari che hanno caratterizzato in questi giorni gli scambi nelle Borse europee, un modesta tendenza positiva dei listini ha fatto capolino, appunto nelle prime sedute operative del 2023. All’indomani dell’anno passato, in cui la maggior parte dei mercati azionari, da un lato, e obbligazionari, dall’altro, hanno evidenziato perdite rilevanti, in termini percentuali. Si suole dire che “una rondine non fa primavera”. Poiché i proverbi rappresentano la “saggezza del popolo”, meglio evitare scontri e moderare l’entusiasmo. Anche se, in effetti, l’entusiasmo non traspare dalle righe superiori. Ma qualche certezza si potrebbe scorgere, con potenti cannocchiali? Forse a metà anno in corso, in quest’ottica un po’ mi ripeto, quando in effetti le Banche Centrali manterranno sì un atteggiamento rigido, ma, probabilmente, attueranno una politica monetaria meno restrittiva, con incrementi dei tassi marginali, se rapportati a quelli attuali. Fra i due comparti, forse quello obbligazionario potrebbe trarne maggiori benefici. Ad esempio, investendo in titoli di Stato con durata decennale, sia italiani, sia di altri ministeri del Tesoro di Eurozona, si potrebbe beneficiare di marginali aumenti dei loro valori di scambio tra qualche mese. Rialzi che potrebbero assumere maggior vigore tra dodici o diciotto mesi. Anche il listino azionario di Piazza Affari potrebbe beneficiare di una fase di incrementi delle quotazioni. Perché le aziende ivi quotate potrebbero evidenziare fatturati crescenti, con discrete ripercussioni sugli utili d’esercizio. Quest’anno, infatti, a dispetto dei dubbi sulla tenuta del Paese, sulle formule governative e su tutti gli altri dubbi che accompagnano da sempre le previsioni italiche, potrebbe sorprendere anche i più scettici. E come cantava Michele: “Ma ridi, non pensarci, ridi. Voglio che almeno tu. Non pianga più.”
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