Pratiche “velocizzate” dietro compenso all’Agenzia delle entrate: 18 indagati e un arresto a Perugia

La guardia di finanza esegue anche altre due misure interdittive: «È corruzione, gravi indizi». Ecco il “sistema”

PERUGIA – Un dipendente dell’Agenzia delle entrate agli arresti domiciliari, un altro sospeso dal lavoro per 8 mesi e divieto di esercitare la professione di perito agrario per un anno per una terza persona.

Queste la misura cautelare e le due interdittive eseguite dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procura di Perugia che conta in tutto 18 indagati. I reati contestati a vario titolo sono di corruzione e accesso abusivo ai sistemi informatici.
Dopo alcune denunce anonime, le fiamme gialle hanno trovato riscontri anche documentali: oltre a intercettazioni telefoniche che si sono rivelate determinati per l’esito delle indagini, i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza hanno eseguito accertamenti bancari e verifiche dei sistemi informatici dell’Agenzia del territorio, svolte «grazie alla piena e leale collaborazione della Direzione centrale Audit dell’Agenzia delle entrate«, come sottolineato in una nota dal procuratore capo Raffaele Cantone.
«Gli accertamenti hanno consentiti di acquisire gravi indizi di un sistematico svolgimento – scrive Cantone – da parte di un dipendente dell’Ufficio del Catasto di Perugia, destinatario della misura cautelare, e consistenti nella redazione di atti di aggiornamento catastale, nella effettuazione di visure e redazione di planimetrie, per le quali venivano richieste erogazioni economiche. I beneficiari di tali condotte, oltre che privati cittadini, sono anche professionisti che si rivolgevano all’indagato principale per fruire di servizi che, se perseguiti per le vie lecite, avrebbero avuto maggiore durata ed esito incerto».

Secondo quanto spiegato dalla procura, le prove raccolte hanno «disvelato gravi indizi dell’esistenza di un sistema consolidato e parallelo di “evasione” di pratiche catastali di vario genere da parte del dipendente pubblico, che, avvalendosi delle risorse e degli strumenti dell’Amministrazione di appartenenza, con la collaborazione di un collega e sfruttando l’abilitazione professionale del coniuge (il perito agrario, ndr), avrebbe asservito il proprio pubblico ufficio a fine privatistici e personali».
In base ai risultati delle indagini, per esempio, il dipendente delle Entrate (ex Catasto) avrebbe provveduto a «redigere la documentazione necessitata che veniva solo formalmente e fittiziamente fatta risultate riferita al professionista raggiunto da misura interdittiva, privo, tra l’altro, di specifiche competenze in materia catastale. Quest’ultimo poi emetteva regolare fattura per la prestazione resa a fronte del compenso pattuito, occultando in tal modo quello che, secondo le acquisizioni investigative, appare essere l’utilità dell’attività corruttiva». Il conferimento dell’incarico al professionista «compiacente» quindi garantiva non solo l’accesso in autonomia a varie informazioni, ma anche un «sollecito e positivo esito della pratica».
Sarebbe inoltre emerso che «il dipendente, dietro remunerazione, si sarebbe prestato a fornire a professionisti e consulenti informazioni “extra ordinem” a cui aveva accesso in ragione del proprio ufficio, in esecuzione di accordi illeciti, avvalendosi, in taluni casi, del consapevole supporto di un altro collega di ufficio, nonché creando una “corsia preferenziale”» a favore degli “amici” – finiti quindi nel registro degli indagati – per «agevolarli nel loro lavoro, abbreviando i termini procedurali e riducendo i rischi di rigetto delle pratiche».
Il giudice per le indagini preliminari che ha disposto le misure condividendo l’impianto accusatorio ha ritenuto «sussistenti le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione di reati per la “vastità e la capillarità dei rapporti coltivati (…) con cittadini privati e liberi professionisti di Perugia e provincia”, ritenuto “estremamente concreto ed attuale”».

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