DI ARIANNA SORRENTINO
PERUGIA – Si condividono pranzi, cene, momenti di svago, relax e quotidianità e da coinquilini, poi, si diventa amici, fratelli o genitori. Ci si inizia a voler bene, a conoscersi e a capirsi.
Il progetto Prisma della Fondazione La città del sole Onlus è una coabitazione a tutti gli effetti: il coinquilino speciale è una persona con problemi psichici – fisicamente autonoma e capace di vivere in contesti abitativi normali – che vive con altri coinquilini in una delle dieci case della Fondazione nel comune di Perugia. In cambio alla condivisione della casa con il paziente psichiatrico per il coinquilino selezionato dalla Fondazione c’è la gratuità dell’alloggio e delle spese condominiali. Dei circa 120 coinquilini che si sono avvicendati in questi anni – dal 1998 – all’interno delle case, la maggior parte sono studenti universitari in cerca di un’esperienza formativa importante e al contempo di un alloggio gratuito – anche grazie alla convenzione stipulata con Adisu, l’agenzia per il diritto allo studio universitario dell’Umbria. Nahom, ad esempio, è uno studente magistrale in ingegneria all’Unipg che da tre anni vive con Barbara, paziente psichiatrica 53enne. «La mia esperienza non è stata diversa da qualsiasi altra coabitazione – racconta Nahom ad Umbria7 – I primi momenti sono di timidezza, non ci si conosce. C’è la paura di non voler invadere troppo la privacy altrui. Abbiamo passato le prime settimane ad esplorarci, a capirci. Poi siamo entrati nella fase del lasciarci andare, condividendo tempo e riflessioni». La conoscenza quindi avviene lentamente, come del resto in tanti altri normali inizi di convivenze abitative con perfetti sconosciuti. Con il passare del tempo, conoscendosi, si scoprono fragilità e tratti caratteristici: «A volte Barbara vive dei momenti pesanti in cui preferisce restare nella sua camera a rilassarsi o guardare un film – continua – poi ci sono dei momenti in cui è pimpante e dinamica. Ama mangiare, e quando sente il profumo delle torte che faccio in casa corre sempre in cucina». Si festeggiano le lauree, le feste di compleanno e poi si trascorre la domenica insieme agli altri tre coinquilini. «Avevo voglia di investire il mio tempo facendo un’esperienza sociale forte – spiega Nahom – e poi cercavo casa. Così ho deciso di candidarmi. Sono molto contento, è un progetto inclusivo e aperto ed è importante anche il confronto con gli psicologi e gli operatori che seguono i pazienti». Lo spiega anche il direttore generale della Fondazione La città del sole Onlus Marco Casodi: «Ai coinquilini viene fornito un supporto costante e ogni paziente ha un educatore di riferimento. In alcuni casi si fanno incontri settimanali con la psicoterapeuta. Ogni tre mesi facciamo colloqui con tutti i coinquilini per scambiare l’esperienza di coabitazione». Attualmente i coinquilini nelle case della Fondazione sono 26, con un’età media di 25 anni, anche se «i pazienti ora stanno invecchiando e per alcuni di loro questo ricambio dei coinquilini sempre più giovani comincia a non essere molto adeguato – spiega il direttore Casodi – si avverte il gap generazionale e noi ci stiamo muovendo per cercare altri bacini da cui attingere».
La Fondazione La città del sole infatti sta selezionando coinquilini e coinquiline disponibili a condividere la casa con un paziente psichiatrico – insieme ad altri 2/4 ragazzi che fanno la stessa esperienza. È richiesta la presenza serale nella casa di almeno uno. Le case sono grandi e comode, con ampie camere personali, ampi spazi comuni e due bagni. Per informazioni sul progetto, si può inviare un curriculum vitae a fondazionecittadelsoleonlus@gmail.com oppure chiamare di mattina allo 075 5731265.


