di Marco Brunacci
TERNI – Pronti: ecco a voi l’intervista con l'”esperto mascherato”, un protagonista dell’economia nazionale con una lunghissima esperienza di cose ternane, con una curiosità aumentata dall’attuale distanza. Per il resto, mistero sulla sua identità.
Ma eccovi una serie di osservazioni-informazioni che sono un vaticinio sulle prossime elezioni comunali a Terni. Giusto o sbagliato che sia.
Lei, nei suoi colloqui, sostiene che i protagonisti della politica ternana, che si preparano alla corsa finale per il Comune del 14 maggio, dovranno prestare massima attenzione al ballottaggio. Su quali basi?
«Da quel che conosco, dalle impressioni che ho avuto parlando, dai pochi report che ci sono, a me sembra evidente che il centrodestra, intorno a Latini, pur contando su una performance di Fratelli d’Italia – ma non bisogna immaginare niente di simile rispetto alle politiche, a mio parere – non andrà oltre il 40% o resterà comunque intorno a quella cifra. Secondo me, un punto o due in meno, ma ancora la partenza della corsa è lontana».
Ma se Bandecchi mollasse a marzo? Non cambierebbe il quadro?
«Proprio qui è il punto: Bandecchi si presenterà, negli ambienti economici ne sono certi tutti. Ormai è diventata una questione di coerenza. Il suo disegno per Terni, comunque lo si interpreti, prevede la sua corsa a sindaco».
E come sarà allora la griglia di partenza?
«Il centrodestra intorno agli uscenti Latini-Salvati, poi Bandecchi, quindi tre altri poli».
Cominciamo dai Cinquestelle?
«Hanno un desiderio assoluto di contarsi. Schiereranno un medico come Fiorelli, par di capire. Una persona rispettata in città che può stringere una proficua intesa, non solo elettorale, con un’area di sinistra della città che è ben riconoscibile ed ha avuto sempre i suoi consensi».
Zona ex Mascio, per dare un’indicazione?
«Mi sembra di sì».
Tocca al Pd, padre e padrone della città per tanti anni.
«Il Pd ternano è una situazione non facile. Magari cambierà qualcosa dopo la quasi scontata vittoria di Bonaccini per la corsa a segretario nazionale. Per ora ha provato a candidare, senza esito, la Proietti e si sta stringendo intorno a Franceschini, ma anche lui non sembra convinto di fare il salto. E’ che nel Pd ci sono sensibilità diverse. Difficilmente avranno un candidato forte, di riferimento per tutti».
Poi c’è il Terzo Polo, tante aspettative, ma al momento niente di deciso.
«Quel che è sicuro è che ci sarà un Mister X (o magari una Miss X). Che sia poi Rizzo, il medico, o altri non è certo. Ma il Terzo Polo farà la sua corsa. Anche i vertici nazionali potrebbero appassionarsi al test di Terni, che ha un rilievo per tutti partiti».
Allora su, faccia il suo pronostico.
«Si va al ballottaggio. Vedo i 4 sfidanti non tanto lontani l’uno dall’altro. Bandecchi è l’incognita maggiore, il Terzo Polo dipenderà dall’impatto che avrà il suo candidato. Il risultato dei Cinquestelle sarà molto legato al momento nazionale della formazione di Conte. Sono certo però che sbaglia chi dà il Pd per sicuro al ballottaggio. Sarà uno sprint. La soglia per arrivare al secondo turno elettorale? Azzardo: potrebbe bastare un 18-20%».
Lei dice il test di Terni potrebbe appassionare le segreterie romane, almeno alcune. Non trova che sia stato invece sottovalutato dalla politica regionale?
«Sì. Non si sono resi ben conto che apre la stagione dei responsi elettorali e che allungherà un’ombra su tutte le altre competizioni».
Fratelli d’Italia pare ritenga sia sufficiente un patto con Latini per assicurarsi il controllo della prossima amministrazione di Terni.
«Il calcolo è miope, uno perché io non vedo questo grande scarto nel vantaggio del sindaco uscente. Un 40% al primo turno non si trasforma necessariamente in una maggioranza senza problemi al secondo. Ci sono stati esempi. E poi perché è altrettanto certo che la legge dà un potere ampio al sindaco sia nella formazione nella giunta che nell’amministrazione, in particolare nella gestione dei dossier principali. Magari Fdi umbra è tutta concentrata a prendere il sindaco a Perugia, per altro una piazza contendibile. Comunque non li citerei come esempio di strategia politica L’altruismo di Fdi non è facile da capire».
È passato il principio del sindaco al primo mandato.
«Già. E a questo punto lo stesso principio – mi dicono – passerà anche a Umbertide, dove non c’è motivo di togliere Carizia. Quindi in questa tornata non avranno sindaci e magari anche risultati elettorali non paragonabili a quelle delle politiche, per via del fatto di non avere il sindaco. Sono poi curioso di vedere se dopo il rimpasto di Giunta regionale mancato, il criterio del primo mandato varrà anche per la presidenza della Regione”. Sorride e saluta, l'”esperto mascherato».
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