R.P.
MAGIONE (Perugia) – È stato richiesto dalle famiglie magionesi di Domenico Bubba e Alessandro Tufo il riconoscimento della Medaglia d’onore per i loro congiunti, entrambi ex-internati militari nei lager tedeschi durante l’ultimo conflitto mondiale.
Un riconoscimento richiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri attraverso l’associazione nazionale ex internati militari (Anei) nei lager nazisti, sezione di Perugia, presieduta Marco Terzetti. A richiederlo sono stati Giulietta Bubba figlia di Domenico originario della frazione di Sant’Arcangelo, e Rino Tufo, figlio di Alessandro.
La vicenda dei due magionesi è stata ricostruita dallo storico Gianfranco Cialini che era amico di Domenico Bubba. Quest’ultimo, classe 1913, dopo aver fatto regolarmente il servizio militare, venne congedato con il grado di caporale mentre Tufo come soldato semplice. Appartenevano entrambi al corpo di artiglieria da montagna (alpini), cosa abbastanza strana per degli umbri perché la maggioranza degli alpini provenivano dalle regioni del nord italiana. Tufo era dell’ artiglieria someggiata(muli). Nel 1940 furono richiamati in servizio ed assegnati alla divisione Aqui (33esimo reggimento artiglieria) e inviati in Albania (campagna dei Balcani), successivamente a Cefalonia. Dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943 tra Badoglio e gli alleati, alcuni militari, tra cui Bubba, si ribellarono ai tedeschi.
La vicenda è narrata in uno scritto dello stesso Bubba: «Il 9 settembre mi trovavo ricoverato nell’ isola di Santa Marta, isola vicina a Cefalonia. Ci ribellammo ai tedeschi con una sparatoria che fu breve ma procurò morti e feriti e fui condotto in una nave ospedale che era ancorata al largo. Poi venimmo sbarcati al Pireo. Giunti ad Atene il 18 ottobre, ed ancora convalescenti, fummo internati». Dallo scritto emergono alcuni nomi dei commilitoni che erano con lui, tra cui quello di Rino Tufo.
Fatti prigionieri dai tedeschi furono traferiti in Germania al M. Stammlager XI A, campo di prigionia situato in Sassonia vicino al villaggio di Altengrabow a circa 90 km a sud-ovest di Berlino, dove furono impiegati come manodopera per costruire munizioni e dove moriranno diversi prigionieri per malattie provocate da denutrizione. Bubba scrive che mangiavano, per sopravvivere, la buccia delle patate. Furono liberati il 4 maggio 1944 dagli alleati dopo un tentativo fallito da parte dei paracadutisti anglo-americani. Successivamente, arrivarono i russi a pretendere la consegna dei prigionieri italiani e polacchi ritenendoli nemici ma, a seguito del diniego da parte degli alleati, tornarono dalla Germania in Italia a piedi, passando per il Brennero, arrivando al confine il 28 agosto 1945.
«L’amicizia tra Domenico Bubba e Alessandro Tufo – ricorda Cialini – iniziata durante il servizio militare ed il periodo della prigionia, si è sempre mantenuta rinsaldandosi ancora di più dopo il ritorno a casa. Ne è testimonianza che Tufo volle il Bubba come padrino al battesimo il proprio figlio Rino». Bubba, ritornato alla vita civile, si impegnò in politica nel partito socialista. Fu eletto consigliere comunale nel comune di Magione e operò, in tale veste, per far intitolare dal Comune una strada ai suoi commilitoni trucidati a Cefalonia. A Sant’Arcangelo la strada che collega la regionale 599 al molo porta il nome di “Martiri di Cefalonia”.


