di Angelo Drusiani
“Sono solo canzonette”. Il settimo album consegnato alla musica da Edoardo Bennato nel 1980. Non poche volte, in effetti, ci si riferisce ad una canzone che non è piaciuta e la si qualifica come canzonetta.
La Treccani, in realtà, come si può verificare in internet, la definisce come diminutivo di canzone, e quale componimento con minor numero di stanze, versi più brevi, con frequenti rime sdrucciole, con argomenti e toni più “leggeri” e con ritmo “mosso”. Non di rado, canzone e poesia sono vasi comunicanti, perché penso a “Nel blu dipinto di blu” o a “4 marzo 1943” e credo che solo un poeta avrebbe potuto scriverle. Come tante altre ancora. Il riferimento è al Festival della canzone italiana, giunto quasi all’epilogo per l’anno in corso. Un’edizione molto seguita, a testimonianza dell’affetto che il pubblico del nostro Paese ha nei confronti della musica leggera. E degli interpreti canori. Composto da giovani e giovanissimi molto bravi, la cui presenza attira un numero crescente di coetanei davanti agli schermi televisivi. Una situazione in parte inaspettata. Una situazione bellissima, quando sono i giovani ad essere protagonisti sul palcoscenico, ma pure in qualità di spettatori, sia all’interno, sia all’esterno del Teatro. Ho seguito le serate, solamente in parte. Non ero al Teatro Comunale della mia città, ma ci sarò fra qualche giorno, dopo esserci andato ad inizio mese. E lì, di sicuro, non mi alzerò che a spettacolo terminato.
Con una buona frequenza di ascolto, alle 7,15 mi sintonizzo su Radio Rai Tre per ascoltare la lettura di un buon numero di prime pagine dei quotidiani nazionali. Anche in questa occasione, come nelle precedenti edizioni, la quasi settimana dedicata alla musica leggera italiana, apprezzata in molti altri Paesi del globo, peraltro, ha ricevuto commenti positivi o negativi, salomonicamente divisi tra le due anime della politica interna ed internazionale, sinistra e destra, o destra e sinistra, per non urtare la sensibilità di nessuno.
Anziché approfondire l’argomento, ma forse non saprei che dire, poiché polemizzare non mi interessa e, credo, non serva granché, con una rapida giravolta, torno ai mercati finanziari. Soggetti, pure loro, a continue giravolte, soprattutto di origine statunitense, dove i mercati finanziari stessi hanno la loro Sede principale. Ci si salutò, una settimana fa, con una dose di discreto ottimismo, all’indomani del triplo rialzo dei tassi ufficiali, targati Banca Centrale Stati Uniti, Banca Centrale Europea, Banca d’Inghilterra. Era tutto previsto e le considerazioni dei tre Presidenti in linea con le attese. «Adelante Pedro, si puedes. Pedro, adelante con juicio». Nel tredicesimo capitolo de “I promessi sposi”, Alessandro Manzoni evidenzia i timori del Cancelliere Antonio Ferrer, trovandosi sì in carrozza, ma tra una folla abbastanza nervosa. Le conferenze stampa successive alla comunicazioni dei rialzi dei tassi ufficiali, soprattutto quella a Washington, non avevano cancellato le prospettive di ulteriori incrementi dei tassi ufficiali, ma da effettuarsi in misura contenuta. Tranne, forse, il futuro rialzo del valore del tasso di riferimento della Bce, probabilmente in misura ancora considerata aggressiva. A scombinare le prospettive economiche e finanziarie e, a rimorchio, il valore degli indici azionari, la forza dell’economia d’oltre Atlantico. Dove il numero delle persone impiegate, la cosiddetta forza lavoro, non è diminuito, nonostante i rialzi del tasso di riferimento, salito dallo zero al 4,75% attuale. Costringendo il presidente della Banca Centrale di Washington a rivedere, in parte, la sua posizione sulla prospettiva dei tassi stessi. Dicendolo in modo da non spaventare l’uditorio, non tanto perché ne abbia timore, ma perché è già iniziato il conto alla rovescia per l’elezione presidenziale di novembre 2024. Dirlo sì, ma “con juicio”. Gli investitori lo hanno chiaramente inteso e la curva del grafico ha preso una direzione opposta a quella ascendente. Eccola.

Cambia forse la prospettiva? No! Evitare facili ottimismi, in ogni caso, sì. Ma non dovrebbero mutare le strategie, se l’obiettivo è di medio periodo. Buone opportunità per chi ama il “trading”: ci si potrebbe, infatti, trovare, in tempi brevi, di fronte a quotazioni abbastanza “ballerine” delle azioni. Chi dispone di buona propensione al rischio, si tenga pronto! Chi è più votato alla pazienza, all’attesa, potrebbe incrementare eventuali acquisti precedenti, sia relativi ai citati, in altre occasioni, Btp quinquennali e decennali, sia alle azioni del comparto bancario. Anche le azioni del comparto tecnologico mantengono buone prospettive, ma i loro valori di scambio prestano il fianco, spesso, ad oscillazioni repentine e, a volte, pure “corpose”. Necessaria una maggiore capacità di assorbire anche possibili variazioni di segno negativo di livello indesiderato. La situazione in itinere, di medio periodo, si mantiene positiva per ambedue i comparti, azionario ed obbligazionario.
Ricordate obbligazione Eni? Primo giorno di quotazione: valore di scambio fissato mediamente a 102,50. Strumento collocato al prezzo di 100,00.


