Fave e carciofi come solo nonna N’Gilina sapeva cucinare

Prosegue il viaggio di Umbria 7 nella cucina umbra con le ricette della tradizione raccontate da Eleonora Venanzoni. LE FOTO

A.P.

TERNI – «La mattina presto nonna N’Gilina si infilava quello strano grembiule a righe fatto con la fodera dei materassi e andava a raccogliere le fave giù l’orto. Poi le puliva e le cucinava in varie maniere. Con i carciofi erano buonissime. Ma anche cotte a minestra e servite con un uovo di pasta ertano squisite».  Eleonora Venanzoni svela i segreti delle ricette di maggio. «Con 2 carciofi e mezzo chilo di fave fresche si prepara un contorno per quattro persone. Si mette in una casseruola un mazzetto di mentuccia, un aglio, una cipolla bianca tagliata a fettine sottili, un pizzico di sale, un filo d’olio. Si lascia appassire per un minuto e mezzo a fuoco basso. Si aggiungono le fave fresche (dopo averle sbucciate).  Il tempo di pulire i carciofi e metterli a bagno con acqua e limone, che è già ora di tuffarli nella padella insieme alle fave. Arrivati a cottura si servono con una foglia di menta romana».

Piatti semplici e genuini. Tipici della Valnerina ternana. «Le fave, i carciofi, i piselli, gli asparagi, gli strigoli, i caccialepri, la mentuccia: si cucinava quello che si trovava o che si coltivava.  E siccome in Valnerina cresce tanta verdura “sana e bella”, anche i modi per cucinarla sono tanti e le  ricette di nonna N’Gilina possono essere d’ispirazione».  

«La minestra di fave, ad esempio, è facilissima e gustosissima». Eleonora raccomanda l’utilizzo di una casseruola in alluminio: «Si inizia sempre con un mazzetto di mentuccia, un filo d’olio, un aglio, una cipolla, un pizzico di sale. Si mette a cuocere mezzo chilo di fave fresche, si aggiunge una bottiglia di pomodoro e quando ha l’aspetto di un sugo si comincia a mettere un po’ di acqua. Con un uovo di pasta di si fanno i quadrucci e la cena è servita».

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