Redazione Terni
TERNI – San Valentino il più citato. Di gran lunga. San Valentino al Cenacolo San Marco, d’altronde, è in quasi tutte le opere d’arte presenti.
E alla fine tutti e sette i candidati a sindaco di Terni sembrano affidarsi nelle mani di San Valentino, perché ognuno di loro, in questo mese scarso di campagna elettorale, avrà un bel po’ di cose da spiegare all’elettorato. Quell’ elettorato che si annuncia metà dentro metà fuori dalle urne.
Di sicuro era pieno il Cenacolo San Marco – su piazza dell’Olmo – nel confronto organizzato dall’Istess e da Terni Today. C’erano i candidati Silvia Tobia per Potere al Popolo, Orlando Masselli del centrodestra, José Maria Kenny del Pd, Claudio Fiorelli dei Cinque Stelle, Emanuele Fiorini per la sua lista, Paolo Cianfoni per gli Innovatori, Stefano Bandecchi per le sue liste. Nelle oltre tre ore di corpo a corpo, a tratti anche duro, i candidati si sono suddivisi in sostanza tra quelli d’attacco e quelli più istituzionali.
Si è presentato come uomo di governo Orlando Masselli, l’assessore uscente, così come è stato nelle vesti istituzionali il professor Kenny.
Poi il partito degli “attaccanti”: Bandecchi, e per certi versi si sapeva; Fiorini e anche questa non è una novità; ma persino il mite Fiorelli è andato di sciabola. Una via di mezzo Cianfoni: un po’ ragionamento, un po’ battuta.
La sala eccitata dagli sciabolatori. I bersagli: la Regione matrigna, la questione ambientale, i trent’anni di mancate risposte, il Comune e il sindaco uscente poco battaglieri e rappresentativi.
La Terni che ne esce fuori è quella del calo demografico, delle nuove generazioni che se ne vanno, delle infrastrutture che mancano, dei servizi latitanti, ad iniziare da quelli sanitari. Sulle liste di attesa e sulle file in ospedale Fiorelli e Fiorini hanno picchiato. La sanità terreno scivoloso per Bandecchi che quando è stato criticato sui costi pubblici della convenzione della clinica privata da lui proposta ha perso la calma.
Uno dei moderatori di Terni Today ha dovuto faticare non poco per riportarlo negli argini del confronto. E sempre lui ha dovuto minacciare di chiamare la forza pubblica quando la sala si è infiammata sulla sanità. Perché l’ottavo candidato – la platea – in più di un’occasione ha fatto sentire tutto il suo malumore sull’attenzione che la Regione presta a Terni.
Ed è chiaro che in questo clima i candidati istituzionali hanno avuto meno margine di manovra. Masselli (FdI) da una parte si è trovato il peso dei cinque anni della amministrazione uscente e dall’altra il peso della giunta regionale, anche lei di centrodestra. E anche Kenny non ha potuto scialare più di tanto, visto il lunghissimo ruolo di governo del Pd in Umbria e a Terni.
Sotto lo sguardo di San Valentino, e della Madonna con bambino in braccio, la sensazione e che tiri il vento della città che si sente vecchia, sporca, senza lavoro, che ha fame di trovare colpevoli. E che soprattutto non si rassegna.


