TERNI – A Stefano Bandecchi non devono rompere l’anima con i «dettagli». Lui, in questa campagna elettorale, va per macro aree. Il sindaco? Passa subito la mano al vice. Il calo demografico? Senza profilattici si arriva a 300mila.
Il teatro Verdi anni ’50? L’ho fatto bloccare dal sottosegretario Sgarbi. Peccato che il giorno dopo il ministro Sangiuliano dica di non saperne niente dello stop e il sindaco Latini giuri che il cantiere già sta aprendo.
Il dissesto delle casse del Comune? 20 milioni ce li metto io. I giochi a San Giovanni? Li compro io. I rinforzi a Lucarelli? Quelli no, non servono.
L’ultima perla del Bandecchi che non ama i dettagli è per il 25 aprile. Va in piazza per festeggiare la festa della Liberazione e non fa scivoloni a dispetto delle magliette equivoche che mesi prima gli sono costate la candidatura al senato per il Terzo Polo.
Martedì Bandecchi però non si è limitato a fare quello che hanno fatto tutti gli altri candidati sindaci, è andato oltre.
È andato a mettere anche una corona di alloro al monumento ai caduti di Cesi. E non fa niente se si tratta dei soldati morti durante la Grande Guerra, quella del 15-18. Quasi quarant’anni prima della cacciata dei nazisti e dei fascisti.
Nel post social del braccio armato Riccardo Corridore, inoltre, Cesi diventa «città». Alla faccia della riforma delle antiche municipalità.
D’altronde se Terni dovesse triplicare i suoi abitanti – progetto 300mila- perché Cesi non può ambire ad essere città?
Nella narrazione di Bandecchi «Terni fa schifo» ma lui metterà i fiori sui pali della luce; ci sono cittadini che da 13 anni attendono l’agibilità ma con lui sindaco l’avranno in 30 giorni; lo sviluppo economico ripartirà portando nella Conca le imprese di New York e Perugia. Il restauro della Passeggiata primi del ‘900? Un grande prato verde con tanti saluti alla Soprintendenza.
Per non parlare del recupero delle tasse comunali non pagate. Bandecchi da sindaco è pronto a mandare i dipendenti comunali a bussare alle porte dei Ternani morosi.
Nel mondo di Bandecchi non conta il testo unico degli enti locali, il calendario delle feste della Repubblica, i poteri da sindaco e quelli da presidente rossoverde. Si tratta di semplici dettagli.



