m.brun.
TERNI – Che ci faceva l’inarrestabile Enrico Melasecche a colloquio, un po’ cordialità e un po’ singolar tenzone, con Vittorio Sgarbi?
Il motivo era il progetto per il rilancio del Teatro Verdi.
Sorrisi e fendenti con Sgarbi e l‘800 polettiano del Teatro, e Melasecche che sosteneva di averlo, perfettamente rispettato nel pronao neoclassico, ma non scopiazzato nella struttura bombardata e ricostruita a cinema-teatro.
Le bordate dell’ineffabile custode (pronto a trasformarsi in censore) del patrimonio culturale nazionale non convinto dal «minimalismo che riecheggia la modernità», scelta dei ternani.
Oggi, con l’iter tecnico amministrativo ormai concluso, Sgarbi ben poco potrebbe fare. Qualche colpo è ancora possibile ma nella sostanza a salve. E Melasecche tira fuori le foto e prende la sua soddisfazione. Di aver duellato con Sgarbi senza essere trafitto dalla sua lingua acuminata.
E il Teatro Verdi adesso si farà, anche se con molti pronti a candidarsi a padri dell’opera.



