Ines Burattini
Ines Burattini

Riuscì a sopravvivere alla ferocia dei nazisti: Ines compie 100 anni

La neo centenaria ai giovani: «Dovete difendete a ogni costo la vostra libertà, è il bene più importante che abbiamo»

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Grande festa per il primo secolo di vita della tifernate Ines Burattini. La neo centenaria è stata omaggiata dal sindaco di Città di Castello Luca Secondi, che le ha donato una targa commemorativa dello straordinario traguardo raggiunto e una copia della Costituzione.

Nel corso della cerimonia nonna Ines ha ricordato i terribili momenti vissuti all’epoca della seconda guerra mondiale, quando nell’agosto del 1944 venne strappata dalla propria casa durante il rastrellamento della popolazione civile da parte dell’esercito tedesco in ritirata. Un’esperienza terribile, vissuta con la madre e la sorella, che le dà ancora la forza di condannare il nazifascismo e le atrocità della guerra.

Ha raccontato Ines, che ha tagliato le cento primavere a pochi giorni dalla Festa della Liberazione: «Noi abbiamo toccato con mano cosa significhi perdere la propria libertà, rischiare la vita, la guerra è una cosa bruttissima, un errore che sembra impossibile venga ancora ripetuto dall’uomo».

Insieme al figlio Francesco Nocchi, funzionario del Comune tifernate, la nuova centenaria della città ha ripercorso le vicende della giovinezza, il timore dei soldati tedeschi «che facevano venire i brividi solo a sentirli parlare», tra aneddoti della deportazione e delle esperienze vissute durante il conflitto mondiale, storie della propria famiglia e della propria vita lavorativa.

Ines ricorda ancora la notte portarono via lei e la sua famiglia dalla casa di San Giustino, tra Bocca Trabaria e Valdimonte, e l’irruzione in casa dei soldati tedeschi: «Ci fecero uscire in pochi minuti portandoci dietro appena pochi vestiti ed effetti personali. Saremo stati un centinaio. Tutti a piedi, fummo trascinati verso Bocca Trabaria, con noi c’erano donne e bambini, un prete zoppo che faticava a tenere il passo. Un uomo di 92 anni provò a scappare tre volte, ma venne sempre ripreso, un bambino si addormentò sotto un ponte e la madre, che aveva appena partorito e aveva cinque figli, lo perse. Poi per fortuna venne ritrovato».

Quando arrivarono a Case Barboni, ai piedi del Sasso di Simone, nel Comune toscano di Sestino, la madre aiutò un ufficiale tedesco a liberare la camera dove riposava dalle cimici. Quando si creò l’occasione di scappare, lui non fece nulla per impedirlo. Si rifugiarono in una casa, dove restarono nascoste in una stanza segreta dietro un armadio fino a quando i tedeschi non lasciarono l’accampamento vicino. Poi tornarono nella propria abitazione nel comune di San Giustino, attraverso i boschi, con l’aiuto di un pastore.

La storia di Ines è una delle tante che affiorano in questo 2023 caratterizzato a Città di Castello dai compleanni dei centenari. Con lei a oggi sono 20 gli ultracentenari che vivono a Città di Castello, 7 maschi e 13 femmine. All’atteso traguardo si apprestano altre sei donne, che sono nate a maggio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre del 1923.

Venuta alla luce il 16 aprile del 1923 nella piccola frazione di Valtreara, nel Comune di Genga (Ancona), da circa 70 anni Ines abita a Città di Castello, dove arrivò dietro al trasferimento del padre, che faceva il cantoniere. Dopo il matrimonio con Settimio Nocchi, nel 1956, partorì il figlio Francesco. Come la maggior parte delle donne di quel periodo, Ines ha lavorato presso la Manifattura dei Tabacchi di Città di Castello e poi come capo reparto in diverse manifatture locali di camicie. Costretta a interrompere l’attività lavorativa alla fine degli anni ‘70 per accudire la madre, divenuta completamente cieca a causa di una malattia agli occhi e poi scomparsa nel 1986, Ines è rimasta vedova nel 1994. Oggi, nonostante i problemi di salute dovuti all’età, che gradualmente hanno frapposto qualche limite alle sue passioni, il giardinaggio, il ricamo e l’uncinetto, trascorre le sua giornate circondata dall’affetto dei nipoti Christian e Sascha e del figlio Francesco, conservando un’invidiabile voglia di fare e una grande curiosità per la vita, per le cronache locali e del mondo, insieme all’abitudine di fumare ogni tanto qualche sigaretta.

Un saluto a Carlo Liviantoni

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