di Marco Brunacci
PERUGIA – «Se ci sarà riprogrammazione nazionale di fondi Pnrr, l’Umbria si farà trovare pronta a intercettarli». È a metà tra una sfida e una promessa. Ma è il frutto di una gestione del dossier Pnrr che va considerata tra le cose migliori dell’amministrazione della giunta Tesei. E la presidente lo dice con riferimenti, numeri, note a margine, accettando il rischio di sembrare pedante, in Assemblea legislativa.
In poche parole: se in Italia i ritardi – che ci sono e sono tanti – delle realizzazioni soprattutto al Sud, dove è finita la maggior parte degli stanziamenti, porteranno a riconsiderare e rimettere in palio questi fondi, l’Umbria è pronta ad aggiungere altre prede ai suoi 2,1 miliardi già finora intercettati «non per caso, diritto o fortuna», sottolinea con orgoglio Tesei.
Non che qui non ci siano ancora problemi di messa a terra, soprattutto dei piccoli finanziamenti, ma è un paradiso rispetto a gran parte del resto d’Italia. La creazione di una direzione regionale ad hoc sembra essere riuscita a sbloccare confusioni e incertezze di certe amministrazioni.
E comunque ora si corre partendo da alcuni dati che suonano nell’aula di palazzo Cesaroni come la marcia di Radetzky nella sinfonia da Requiem andante lento che è il caos complessivo italiano.
Allora, segnatevi questi passaggi: 1,8 miliardi sono composti da “soli 200 progetti di importo superiore al milione di euro”. Ed è già dimostrazione di aver interpretato nel modo migliore il senso di questi fondi speciali. Ma di queste 200 realizzazioni, che compongono l’87% del Pnrr Umbria oggi finanziato, 62 risultano già avviate per un importo di 567 milioni. E questo è il nodo del discorso. Non va “tutto bene madama la marchesa”, ma sta andando tutto quello che può andare.
Ma non riponete ancora penna e taccuino. C’è un altro dato interessante, anzi due.
I restanti 300 milioni per arrivare a 2,1 miliardi sono costituiti da 1.931 piccoli progetti “figli – dice la presidente – della eccellente capacità di attivazione di molti enti umbri”. Fantasia al potere, ma anche concretezza nell’approfittare delle occasioni.
E allora: 500 di questi progetti minori risultano avviati per un totale di 80 milioni, quasi un terzo del totale.
Considerando i tempi e i modi in cui si sta progettando e spendendo in Italia in questo momento il Pnrr, l’Umbria è in cima alla classifica e sta tra le regioni virtuose.
Avete capito? Qualcosa del genere di quello che è successo col Covid: nessuno è perfetto – e ci mancherebbe – ma quasi nessuno ha fatto meglio in fatto di zona bianca. Nel caso del Pnrr, quasi nessuno in fatto di realizzazioni avviate e di quelle in procinto di partire (con una struttura regionale ad hoc che spinge e si attiva giorno dopo giorno in ogni maniera e che qualcuno vorrebbe ancora meno timida).
Scoprire che ci sono difficoltà di messa a terra in questo gioco, che è anche contro la burocrazia, è assolutamente ovvio. Ma è politica del fare riuscire a sbloccare tanti soldi in un tempo burocratico così limitato. Può candidarsi a fare l’en plein la piccola regione Umbria. Se le regole cambiamo, come stanno cambiando, è possibile.
Ben sapendo però che le difficoltà arrivano dal piccolo e dal piccolissimo, come era facile immaginare. Tanti Comuni non hanno la forza di realizzare i loro progetti. La scommessa è ancora tutta in piedi. Ma la differenza – sostanziale – è questa: qui si può ragionevolmente ancora vincere.
Ultimo dato interessante portato da Tesei, come una perla rara, in Assemblea legislativa: “Il nostro obiettivo di fondo – dice la presidente – rimane coniugare fondi Pnrr e Fondi comunitari per incrementare il più possibile quella eccezionale cifra complessiva di quasi 3,5 miliardi che finora abbiamo saputo portare in Umbria da qui al 2027 e che costituirà la base fondante dello sviluppo futuro della nostra regione”.
Quando si dice che se alla lucidità nel concreto amministrare quotidiano (quel che si può, per i miracoli bisogna attendere), corrispondesse altrettanta lucidità politica, Umbria e Tesei starebbero un passo avanti.
Post scriptum: per gli appassionati del genere, ecco la ripartizione dei principali fondi Pnrr per l’Umbria:
- 795 milioni per le infrastrutture e i collegamenti (strade e ferrovie)
- 110 milioni per i mezzi di trasporti (vagoni e bus all’avanguardia)
- 225 milioni per scuole, asili, borse di studio, sport ed enti pubblici
- 393 per la digitalizzazione e la ricerca e sviluppo
- 106 milioni per la riqualificazione urbana
- 90 milioni per mitigare il rischio idrogeologico e migliorare le reti idriche (acquedotti, così spesso colabrodo)
- 106 milioni per costruire Case della salute e ospedali di comunità, la sanità del territorio. E qui siamo ancora lontani dall’obiettivo
- 40 milioni per i nostri borghi (e i Comuni devono impegnarsi di più)
- 28 milioni per l’efficientamento energetico


