Aurora Provantini
TERNI – «Quando Carlo Liviantoni venne in Transatlantico ad incontrare Gianpiero Bocci e vide che i parlamentari erano senza cravatta, rimase sorpreso. A Carlo sembrò strano. E Carlo andò via amareggiato perché considerava Montecitorio un luogo sacro. Quindi indossare la cravatta era per lui una forma di rispetto verso le istituzioni prima ancora che di decoro». Nicodemo Oliviero, già deputato del Pd, traccia brevemente il profilo di quel protagonista della vita politica di Terni e dell’Umbria che conobbe nel 1985, nel corso della presentazione del libro «Carlo Liviantoni – Cinquant’anni di politica tra passione e istituzioni» a cura di Marco Liviantoni. Una cerimonia nella sala consigliare di Palazzo Spada che ha radunato gli amici e gli avversari politici con cui Liviantoni ha sempre dialogato. Ecco. Carlo Liviantoni «è stato uno dei testimoni più alti di uno sforzo di culture diverse che dialogavano» – testimonia Paolo Raffaelli, già sindaco di Terni. La conferma arriva dall’amico Gianpiero Bocci: «Liviantoni era fermamente convinto che bisognasse sempre trovare un filo comune, un terreno di condivisione riallacciando i rapporti tra forze opposte». «Carlo era sempre pronto a ricucire – assicura Bocci – ad appianare i contrasti soprattutto quando si profilava una crisi. Mai una volta ho assistito a scontri. Mai una volta lo ho visto piegare le istituzioni su vicende personali. Mai una volta lo ho visto anteporre le sue richieste all’interesse generale». Come nel volume appena dato alle stampe, così in aula le testimonianze sono state particolarmente avvolgenti e tutte in una direzione: quelle di Pierluigi Castellani, Ernesta Maria Ranieri, Franco Giustinelli, Mario Tosti. L’occasione è stata per ricordare le tappe fondamentali del percorso politico e culturale di Carlo Liviantoni. Il suo riferimento è stato la sinistra cattolica e Donat-Cattin. E poi l’impegno dei cattolici ternani nella costruzione del regionalismo umbro, che aveva radici molto profonde nell’impegno di Filippo Micheli. «Carlo era un uomo del dialogo e del confronto – ricorda spesso Claudio Carneri l’ex presidente ternano della Regione Umbria – anche un geloso sostenitore dell’idea del decentramento democratico delle istituzioni. Di qui il suo impegno regionalista. E di qui anche l’impegno perché maturasse a Terni l’esperienza dell’Ulivo, prima in Provincia e poi più avanti, nella municipalità ternana dopo la lunga fase di Gianfranco Ciaurro».









