PERUGIA – «Terni da oggi ha un nuovo sindaco e il suo nome è Stefano Bandecchi. E questo è un problema non solo per la seconda città dell’Umbria, ma per tutti i cittadini della nostra regione.
Perché dietro un candidato che si è proposto agli elettori sotto le ambigue definizioni di “civico e moderato” si nascosto fin dal principio un personaggio che si ispira ad un’idea di Stato e società totalmente opposta alla nostra: quella delle peggiori pulsioni, della legge del più forte, del fatto che chi può si salva da solo e gli altri rimangono ai margini». Così il segretario regionale del Partito democratico Tommaso Bori.
«L’ambizione smodata per una scalata al potere che vede in Terni il primo gradino, insieme alla privatizzazione di ciò che è pubblico e bene comune, sono gli obiettivi già dichiarati dal neo-primo cittadino – prosegue Bori -. Per lui parla la sua storia: mentre noi crediamo nell’università pubblica e nel diritto allo studio, lui è patron dell’Unicusano, università privata e telematica. Mentre noi lottiamo per la sanità pubblica e il diritto alla salute, lui sta chiedendo a più riprese un incremento della sanità privata, arrivando a legare a doppio filo il destino del nuovo stadio della Ternana con la realizzazione di una sua clinica privata».
«Come è stato possibile consegnarli le chiavi di Palazzo Spada?», chiede Bori su Facebook. «Come Partito Democratico – ragiona il segretario – dobbiamo interrogarci con serietà su questo risultato che ci consegna la foto di una città di cui non abbiamo colto pienamente il malessere sociale, relegandoci per la seconda volta consecutiva a spettatori di un ballottaggio, invece che protagonisti dell’alternativa alla destra. Una sconfitta che nessuno può archiviare con un’alzata di spalle o, peggio, con la magra ed effimera consolazione del numero degli eletti o delle preferenze personali, rassegnandoci dunque ad un destino di marginalità oltre che di autoreferenzialità». «Come segretario regionale – è la conclusione – ritengo che occorra aprire una profonda fase di riflessione, che rimetta i Democratici in sintonia con i cittadini e le forze sociali, economiche e culturali della città. Da cui far scaturire, tutti insieme, i cambiamenti necessari per tornare ad essere, agli occhi di chi vive, lavora e studia a Terni, un’alternativa credibile al populismo e al qualunquismo tramite la buona politica e la buona amministrazione».


