di Marco Brunacci
PERUGIA – Si va verso la Lega revolution in Umbria?
Vediamo: Riccardo Marchetti, giovane deputato leghista al secondo mandato, da Città di Castello, con più di due mesi di anticipo, ha rotto gli indugi e poche ore fa ha lasciato l’incarico di commissario del partito nelle Marche, dopo aver fatto svolgere tutti i congressi provinciali e lasciando ai marchigiani oneri e onori di gestire il congresso regionale atteso per la fine di giugno.
Motivazione? Non bisogna essere dei maniaci dei retroscena a tutti i costi per capire che Marchetti intende rientrare a tutti gli effetti nel partito umbro per prepararsi come si deve al congresso regionale umbro, anche questo previsto per giugno.
Vuol portare la sua esperienza nella gestione del partito, per dirla con le parole felpate della miglior politica. Ma di fatto il suo rientro anticipato suona come una candidatura alla segreteria regionale al posto di Virginio Caparvi, in una fase molto travagliata del partito umbro.
Saranno i 450 iscritti umbri con diritto di voto (uno più, uno o meno) a decidere, ma è possibile che gli incidenti di percorso di quest’ultima fase indurranno Caparvi a un passo di lato.
Se invece si andrà allo scontro frontale, la Lega dovrà affrontare altre turbolenze, cosa che chiunque sconsiglierebbe.
Marchetti, oltre alla esperienza maturata nelle Marche e alla fiducia del gruppo dirigente romano, può far valere la sua appartenenza a quello che è lo zoccolo duro della Lega in Umbria, la zona dell’Alto Tevere, dove le radici del partito sono rimaste profonde sul territorio.
È chiaro che Marchetti non ha alcuna voglia di partire subito lancia in resta alla conquista del partito. Al momento c’è in gioco il futuro di tutto il centrodestra umbro nelle elezioni di Terni: se Masselli non riesce a confermare la svolta della città in direzione centrodestra, tutta l’Umbria torna a rischio per la coalizione. A partire da Perugia alla Regione.
Quindi è chiaro che ora, giocoforza, è necessario far muro. Poi inizierà la conta.
Su Perugia, la più vivace delle piazze leghiste, dopo le vicissitudini di Terni, si parla di movimenti intorno all’emergente Luca Merli e l’altra big cittadina, Paola Fioroni. Prove di intesa per le prossime regionale, che difficilmente faranno piacere – sempre che vengano confermate – all’attuale capogruppo in Regione, Pastorelli, che con la Fioroni ha fatto coppia vincente nel 2019.
E allora: sarà davvero Lega revolution? Sicuramente si cambia musica e spartito. Tenendo presente che proprio il Consiglio federale della Lega, oggi, ha definito la nuova linea del partito più governista in Europa ma anche nelle amministrazioni locali. Meno colpi di testa, più strategie, più progetti di respiro e tanta concretezza. Coalizione con competizione, ma sui temi. Giorgetti-Molinari e i governatori del nord come traino, ma Salvini attento e non contrario.


