PERUGIA – Parliamo di creatività, capacità di costruire immagine e contenuto, genialità nel pensare e alimentare l’impresa della moda e di far vincere la qualità del made in Italy nel mondo. Qualità del lavoro e lavoro di qualità. Sfida planetaria sulla next generation, quella vera, gusti e passioni, sogni e prospettive, life style e impegno, non quella che i burocrati europei si illudono di intrappolare in un faldone e nel titolo di un provvedimento.
Allora, di cosa parliamo?
La prestigiosa Buzzoole, chiamata dal quotidiano Milano Finanza a realizzare una radiografia della situazione della moda italiana maschile il giorno del decollo della nuova edizione del Pitti Uomo, dà la sua informata sentenza: “L’influencer marketing, di cui il mondo della moda è stato pioniere nella sperimentazione nell’utilizzo massiccio, è il futuro” (dice per voce del ceo Gianluca Perrelli).
Non solo: Milano Finanza, nell’importante articolo, cita lo studio di una delle più grandi e autorevoli società di ricerche al mondo, l’irlandese Reserch&markets, secondo la quale l’attuale mercato dell’influencer marketing dovrebbe chiudere il 2023 con un giro d’affari mondiale di 21 miliardi di dollari. Tanto, tantissimo. Ma niente al confronto di quello che ci si attende succeda nel 2028: 109 miliardi di dollari. Da qui a 5 anni.
E via con la classifica. Il fashion influencer di gran lunga più seguito sta in Umbria e si chiama Mariano Di Vaio, 34 anni, imprenditore (Nowhow, Mdv Style, Hair Bello), testimonial, creativo, giovane patròn visionario e lungimirante, capace di intuizioni di respiro e di mobilitare milioni di seguaci come influencer.
Il secondo dietro di lui, Marco Castelli, ha quasi 6 milioni di seguaci in meno.
A Instagram, che per ora è la cartina di tornasole, seguirà, probabilmente con numeri sempre crescenti, Tik Tok.
Chi è partito tardi, nel mondo della moda, chi non è stato capace di anticipare questo movimento inarrestabile e già adesso predominante, si troverà fuori dal mercato di qui a pochissimo.
Dentro questo decisivo flusso, stando agli studi riportati da Milano Finanza, l’Umbria ha la buona sorte di avere un’eccellenza mondiale (Mariano Di Vaio), tra le poche eccellenze che ancora decidono di restare in questa terra.


