Dal produttore al consumatore, in Umbria prende forma il primo “Villaggio del cibo”

Il progetto vede uniti il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia, il Gal Alta Umbria e Cia Umbria

AL.MIN.

MONTONE (Perugia) – Una nuova idea di pensare la produzione di cibo, puntando sul km 0 e sulla valorizzazione del territorio.  È iniziato martedì 13 giugno, presso il museo San Francesco a Montone, il percorso di “community engagement” per realizzare nell’area di Montone e Umbertide un nuovo modello di filiera agroalimentare: il “Villaggio del cibo”.

L’obiettivo principale è quello di attivare i cittadini consumatori al fine di progettare e gestire un supermercato cooperativo ecosostenibile, fortemente innovativo in termini di governance e pensato per andare incontro a tutti i bisogni alimentari delle persone coinvolte.

A illustrare il progetto è stato Giordano Stella, assegnista di ricerca del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari ed ambientali dell’Università degli studi di Perugia. Nel corso dell’evento si sono susseguiti gli interventi del sindaco di Montone e presidente del Gal Alta Umbria, Mirco Rinaldi e di Matteo Bartolini, consigliere del Gal e presidente di Cia Umbria.

Il progetto, che vede come partner il Gal Alta Umbria e il Dipartimento di Agraria dell’ateneo perugino, ha come obiettivo quello di attivare la popolazione al fine di progettare e gestire un supermercato cooperativo ecosostenibile, fortemente innovativo in termini di governance e pensato per andare incontro a tutti i bisogni alimentari delle persone.

Nel “Villaggio del cibo”, è stato spiegato nel corso dell’incontro, produttori e consumatori sono riuniti nello stesso soggetto giuridico, la cooperativa di comunità, attraverso cui avvengono aggregazione dell’offerta, trasformazione e commercializzazione per realizzare una filiera equa ed ecologica. Alla base di questo modello ci sono i principi della sovranità alimentare, del bene comune e dell’economia civile.

Al centro del “Villaggio”, ha avuto modo di evidenziare Stella, c’è il “Patto comunitario per il Cibo”, che consiste in «un insieme di valori e pratiche condivise attorno al cibo, alla sua produzione, al suo impatto sull’ambiente, sull’economia e sulla società, quali salute pubblica, cura e difesa dell’ambiente, valorizzazione delle risorse e delle imprese locali, aggregazione sociale, relazionalità, valorizzazione e promozione della biodiversità culturale e processi economici vocati al bene comune (equo prezzo, equo compenso, diritti dei lavoratori e delle lavoratrici)».

Come ha detto il presidente del Gal Alta Umbria, Mirco Rinaldi, quello presentato è un progetto che va in linea con quello «che abbiamo promosso in questi anni con la creazione del “Distretto del cibo”, riconosciuto dalla Regione, e anche tutte le attività di promozione turistica dei territori, soprattutto anche con la promozione dei prodotti tipici. Il “Villaggio del cibo” non è altro che valorizzare la genuinità di questi prodotti e mettere in contatto i consumatori con gli imprenditori agricoli del territorio, creando così una economia circolare in tutta l’Alta Umbria». Come ha ricordato Rinaldi «molte aziende del territorio della zona si sono convertite nell’agroalimentare e molte di loro partecipano al “Mercato della Terra” che si svolge ogni sabato mattina nel centro di Umbertide. Partiamo da qui, per poi estendere questa esperienza a tutto l’Altotevere e all’Alto Chiascio con dei progetti che partiranno nei prossimi anni».

Il presidente di Cia Umbria, Matteo Bartolini, ha così raccontato come si è arrivati all’inizio di questo percorso: «Siamo venuti a conoscenza di una ricerca svolta dall’Università degli studi di Perugia, che voleva verificare se ci fossero le condizioni per creare in Umbria un sistema autocentrato di produzione e trasformazione locale. Il tutto attraverso una forma di comunità, unendo la cittadinanza in un progetto di utilizzo dei prodotti agroalimentari».

Il dipartimento di Agraria, ha proseguito Bartolini, ha mostrato che è possibile «realizzare delle produzioni locali, all’interno di un approccio di lavoro che prevede il taglio di quelli che sono i passaggi di filiera per permettere al consumatore finale di avere un prezzo che è simile a quello degli scaffali sui supermercati. La differenza sta nel fatto che la produzione è locale, c’è una filiera corta e una attenzione verso il territorio. Si dà una opportunità anche ai piccoli negozi che si trovano in Comuni piccoli, di arricchirle con delle produzioni che riguardano la biodiversità del territorio. Al tempo stesso si permette al cittadino, al produttore e al trasformatore di trovare una economia alternativa che possa dare delle risposte in questo momento di crisi».

Il percorso verso il “Villaggio del cibo” non si ferma qui. Il prossimo appuntamento si terrà sempre a Montone il 4 luglio alle 18, presso il teatro San Fedele. Durante l’incontro si parlerà delle filiere del cibo alternative più diffuse in Umbria e in Italia.

La terza tappa è fissata per martedì 11 luglio presso la Piattaforma di Umbertide, quando alle 21.15 sarà proiettato il documentario “Food coop”, incentrata sul modello cooperativo statunitense “Park Slope”.

Il terzo e ultimo incontro è previsto invece per giovedì 21 settembre. A Montone, presso il museo San Francesco, a partire dalle 18 sarà condiviso tutto il percorso partecipativo e formativo per la realizzazione di un vero e proprio “Villaggio del cibo”.

Al termine di ogni appuntamento sarà presente un momento conviviale, offerto dal Gal Alta Umbria, per apprezzare e conoscere i prodotti del territorio.

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