Tartufo nero di Norcia (foto www.norcia.it)
Tartufo nero di Norcia (foto www.norcia.it)

Il brand Umbria vola, ma ora deve portarsi dietro i suoi prodotti simbolo: il tartufo, l’olio, il vino ma anche la birra

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Un dato a sorpresa dal summit con lo studio Ambrosetti a palazzo Donini, tra i molti elogi alla Regione, che viene riconosciuta come «best practice» nei progetti del Pnrr. E che una volta era isolata e adesso può diventare «cerniera» d’Italia

di Marco Brunacci

PERUGIA – Forum Ambrosetti a palazzo Donini, una nota politica: c’è un gran bel parterre di industriali umbri – manca Cucinelli, ma lui deve pensare a Castelluccio di Norcia – che tifa per lei, la presidente Tesei, o almeno si presenta ogni volta che viene chiamato per incoraggiarla o magari anche per spronarla a fare di più. Ma c’è e di fatto è un endorsement.

Una nota economica: l’Umbria funziona, è una barca che è tornata ad andare e va, produce Pil a sufficienza, torna a puntare diritta verso nord e vanta occupazione da record, ma fatica a liberarsi di problemi strutturali. Uno? Le imprese pagano poco. Quindi le competenze emigrano. Un altro? L’inverno demografico che non passa.
Una nota di colore: Monini e Farchioni in sala sono tornati a sorridersi da quando hanno capito che loro producono la qualità dell’olio umbro e gli avversari sono gli usurpatori che di umbro hanno poco o nulla.
Ora la sostanza di un incontro che sembrava già scritto e invece un dato a sorpresa lo ha riservato: l’Umbria è al quart’ultimo posto per associazione del prodotto tipico al branding. La diciamo più semplice? Nessuno sa che il tartufo è Umbria, come l’olio e tanto vino, ma perfino lo zafferano.
E vogliamo dimenticare la birra, quando a Gualdo c’è il primo produttore di birra artigianale con luppolo made in Umbria che ha tirato fuori un ultimo capolavoro di birra scura, a 6 gradi, da far alzare il sopracciglio ai maestri Guinness d’Irlanda?
Spieghiamo meglio ancora: è inammissibile che l’Umbria venga conosciuta e apprezzata ma continuano a non essere conosciuti i suoi prodotti. Di più: che i prodotti non riescano a essere trainati dall’investimento sul brand Umbria. Inammissibile.
Ambrosetti segnala, le statistiche certificano, la presidente Tesei deve agire. Anche perché – Ambrosetti ha apprezzato – si è dimostrata capace di cambiare verso a non pochi dossier economici della regione.
Un altro titolo per il palmares? Ambrosetti definisce l’Umbria Regione “best practice” del Pnrr. E’ un riconoscimento importante. Loda la Regione per aver intercettato e messo a terra così tanti progetti. Fa anche un vaticinio: alla fine avrà dai fondi Pnrr 3,4 miliardi di euro. Questo significa che la Regione si farà sotto quando sarà chiaro al ministro Fitto che ci sono progetti che non possono essere realizzati entro il 2026 e che quindi vanno orientati diversamente? E il diversamente è già chiaro: soldi per le imprese, per innovare e renderle più competitive. La presidente Tesei così è avvisata, avrà la forza di chiudere il cerchio?
Vogliamo finire con un appunto sulle infrastrutture. L’Umbria isolata può diventare un ricordo se si chiudono una serie di progetti per altro già avviati. Due hanno una valenza speciale. Il primo: la stazione della Media Etruria a Farneta per servire con l’Alta Velocità tutta la provincia di Perugia. Nel 2004, ricordano gli storici dell’economia regionale, il progetto già mise d’accordo due avversari come Carlo Colaiacovo e Giuseppe Margaritelli, nel reciproco rispetto dei loro prodotti.
Il secondo: se E78 e Tre Valli vengono completate in tempi dignitosi l’Umbria avrà un Quadrilatero allargato che ne farà la vera cerniera d’Italia.
Conclusione con nota sui personaggi presenti. Due segnalazioni: il nuovo dg Cicognola di Pac2000A Conad e l’ad Ast Menecali. Importante che ci fossero.

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