Il “violinista del diavolo” Roby Lakatos e i Solisti Aquilani. «Concerto strordinario»

Il pubblico sedotto da virtuosismi e improvvisazioni. Un regalo della Fondazione Carit (a cura di Visioninmusica) alla città. LE FOTO

TERNI  – Il “violinista del diavolo” , il suo Ensemble, i Solisti Aquilani. Tutti sullo stesso palco per il concerto di organizzato dalla Fondazione Carit e curato da Visioninmusica.  Roby Lakatos all’Anfiteatro Romano, giovedì sera, ha sedotto il pubblico  con i suoi virtuosismi, le improvvisazioni, le  composizioni, il repertorio classico,  i brani zigani. Con Lakatos  e il suo travolgente ensemble (Roby Lakatos primo violino, László Bóni secondo violino, Jenő Lisztes cimbalom, Gábor Ladányi chitarra, Róbert Szakcsi Lakatos piano, Vilmos Csikos contrabasso), un‘orchestra d’archi che non ha proprio lo stesso repertorio del virtuoso delle quattro corde. «Ma tra le numerose peculiarità di Roby Lakatos – spiega Silvia Alunni, direttore artistico do Viosioninmusica – c’è anche quella di suonare la sua musica eccezionalmente in un contesto orchestrale, come già accaduto con la Gelders Orkest e la Pannon Philharmonic. La collaborazione con i Solisti Aquilani costituisce una di queste splendide occasioni: un’intera orchestra d’archi affianca una gipsy band, quest’ultima composta da due violini, chitarra, piano, cimbalom e contrabasso». Secondo la tradizione delle orchestre zigane, al primo violino sono affidate le melodie principiali dei brani, mentre il secondo violino svolge un ruolo di accompagnamento; chitarra, piano, cimbalom e contrabasso ricoprono funzioni armoniche e ritmiche, che possono anche includere virtuosistici episodi in assolo. Qualche parola in più merita il cimbalom (conosciuto anche come cembalo o salterio ungherese): si tratta di uno strumento musicale a corde percosse, di origine probabilmente medievale, diffusosi e divenuto popolare in Ungheria e nei paesi limitrofi nel Quindicesimo secolo. Dal Settecento iniziò a connotare proprio le orchestre zigane. Il cimbalom ha una cassa di risonanza di forma trapezoidale sulla quale sono tesi da 30 a 40 ordini di corde metalliche (di 3 o 4 corde ciascuno) per un’estensione sonora complessiva di 4 ottave. Viene suonato percuotendo le sue corde con due bacchette di legno, leggermente arcuate e ricoperte all’estremità di cuoio o di cotone. Il suo timbro caratteristico ha elementi in comune sia con la chitarra che con il pianoforte.

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