di Marco Brunacci
PERUGIA – Indagine Cresme (società di ricerca accreditata) sull’Umbria. Eccovi i punti essenziali.
A. In Umbria si vive benino: la provincia di Perugia è al 31esimo posto per qualità della vita, quella di Terni, meglio, è al 29esimo. Si rovesciano le posizioni se si passa alla valutazione di Legambiente: 25esima Perugia, 29esima Terni. Benino, tendente al bene.
B. L’occupazione è al top, il problema è che non si trovano i lavoratori (operai ma anche quadri e pure i manager). Di contro gli stipendi però sono bassi, inesorabilmente bassi. Come però anche la produttività. In un circolo vizioso che però può essere spezzato soltanto proponendo salari migliori.
C. L’industria ha battuto un colpo, in questi ultimi anni, sta un punto percentuale sopra, mentre il pubblico ha lasciato lo spazio di quel punto e non lo occupa più. Una bella cosa visto che l’Umbria ha fama di regione assistita.
D. E’ però anche vero questo: nell’ultimo anno sono stati assegnati appalti per un miliardo e 131 milioni. Un record assoluto: praticamente è quanto gli ultimi sette anni. Il motivo? Qui il Pnrr sembra davvero partito e ora ci si attende che il rullo non si fermi.
E. Che meraviglia il turismo: l’aumento percentuale è alto e però i volumi in termini assoluti su arrivi e permanenza non sono elevati come potrebbero.
F. Non va bene il saldo demografico, tra nuovi nati e deceduti. Anzi, guardando le nascite, qui c’è una sorta di vera emergenza. Ma, nonostante questo, come segnalato da Umbria7, nel bilancio vanno computati 6000 residenti che hanno deciso di trascorrere la loro vita qui, pagandoci le relative tasse. Una buona notizia.
G. A proposito di indici macroeconomici: il centrodestra al potere può essere soddisfatto dell’incremento del Pil della regione. Ma qui il dato impressionante che segnala il Cresme è questo: il trend è oggi chiaramente modificato, ma il decremento viene molto da lontano, addirittura data 1999.
H. Chi corre come un treno (anche se si tratta di voli) è l’aeroporto San Francesco. Ma anche qui c’è da stare attenti: arrivano (dato confermato e ulteriormente incrementato nei primi quattro mesi del 2023) tantissimi turisti stranieri in aereo. Il 75% lo scorso anno, probabilmente nei primi sei mesi 2023 saranno l’85-90% dell’intero traffico passeggeri. E magari si bypassa l’obiettivo del piano industriale e si giunge diretti a 600 mila passeggeri a fine anno.
Si dirà: perchè preoccuparsi? Semplice: le strutture non sono all’altezza e non può essere mantenuto lo stesso standard di servizi. La bomboniera di Gae Aulenti è già inesorabilmente vecchia. Urgono lavori di ampliamento dell’aerostazione. E subito dopo urge un sistema di accoglienza che sappia incanalare il ricco pubblico di stranieri che arrivano nella regione, con proposte adeguate. E con iniziative che sappiano attrarre al di là di quelle tradizionali.
Last but not least: i Comuni di Perugia e di Assisi, che più degli altri ottengono i vantaggi di questo flusso, continuano a non tirare fuori un soldo che sia uno. Ma è serietà questa?



