TERNI – Gli ultimi tumultuosi fatti di Terni, culminati in un video, che mostra il sindaco Bandecchi minacciosamente proteso verso un dipendente comunale, sono lo spunto necessario per la breve e indispensabile riflessione che segue.
Non è neanche immaginabile che tutto si possa ridurre a una lite nella quale si tratta di stabilire chi ha cominciato e perché.
Qui sono in gioco le fondamenta del vivere civile, le basi sulle quali si fondano le istituzioni. Chi è chiamato a ricoprire un ruolo ha maggiori responsabilità. Per dirla breve: deve dare il buon esempio.
Non per fare citazioni improprie, ma è utile ricordare quella penetrante immagine evangelica che non ha tempo: «Se il sale diventa insipido, con cosa si salerà?».
Se le istituzioni vengono lasciate in balia di chi giustifica reazioni violente (anche fosse in caso di provocazione) come sarà possibile insegnare alle giovani generazioni che ogni violenza deve essere bandita dal confronto democratico, un contesto nel quale il “dente per dente” non è ammesso?
Se un linguaggio aggressivo con venature di intolleranza può sembrare giustificato in certe occasioni, in realtà provoca danni irreparabili in chi si affaccia al vivere nella civitas e deve ancora imparare il corretto rapporto dentro una società fondata sul rispetto e che rifugge ogni prevaricazione.
Dal generale al particolare: un sindaco può sentirsi chiamato a una grande missione di miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e a cambiare in meglio le sorti e il volto di una città, nello specifico Terni, che ha bisogno di tanto.
Gliene saranno grati i cittadini e la città se, alla fine del mandato, la missione sarà compiuta.
Ma per raggiungere lo scopo non sono ammesse le scorciatoie di esempi sbagliati o linguaggi bellicosi e irriverenti. In gioco ci sono le giovani generazioni. I ragazzi ci guardano. Se, dopo aver guardato, imparano che per farsi rispettare bisogna spingere, stiamo tutti messi molto male.


