Meluzzi choc da Red Ronnie: i Ceri paragonati a grandi falli appena usciti dalla “grotta”. Insorge Gubbio

Il sindaco Stirati: «La città intera è stata offesa nella sua identità profonda»

fra.cec.

GUBBIO (Perugia) – Festa dei Ceri di Gubbio tra gli argomenti di una “chiacchierata” fra lo psichiatra Alessandro Meluzzi e Red Ronnie durante una puntata registrata nello studio We have a dream lo scorso 14 maggio. L’occasione, il suggerimento da parte di Meluzzi alla propria figlia di fare una tappa in Umbria, durante il viaggio di nozze, per assistere alla corsa eugubina.

Durante la conversazione, lo psichiatra definisce la manifestazione come una «falloforia ariana», simile ad alcune celebrazioni che si tengono in India durante cui cento uomini recano in spalla non ceri, ma macchine che pesano alcune tonnellate. Il fallo che esce da una grotta (nel video è ben specificato il riferimento) viene innalzato e il caposquadra, il capodieci «lancia un’orcio di trenta litri di vino sulla gente. C’è il caso che se qualcuno viene preso muore». Gli eugubini tutti sotto «per prendere ‘sti cocci con cui si tagliano le mani, perché chi riesce a prendere il coccio sarà fortunato tutto l’anno». Succede poi che questo rito «che chiaramente è un rito di fertilità di fecondità, di vitalità, ha un suo ordine cosmico». Qui scatta la domanda di Meluzzi che si chiede che senso abbia farla tutti gli anni se è sempre ripetitiva e prevede ogni volta lo stesso ordine di arrivo. La risposta vien da sé: «Semplice, perché in realtà si conta quante volte il fallo cade e giù» che è la base del «motteggio» fra ceraioli su quante volte «il pene è venuto giù». Insomma in sunto «È una cosa selvaggia».

Forse qualche spettatore può aver trovato simpatica la descrizione della manifestazione eugubina, ma certo in Umbria non è stata ben accolta da tutti, visto i paragoni e le parole poco lusinghiere. Tra gli altri, a reagire è Filippo Stirati, sindaco di Gubbio che parla di inaudita volgarità.
«Le espressioni utilizzate da Alessandro Meluzzi nello strampalato video girato insieme a Red Ronnie sono di un’inaudita volgarità, oggettivamente e gratuitamente lesive dell’immagine della Festa dei Ceri e della città di Gubbio. Un linguaggio inutilmente e immotivatamente violento, quello utilizzato da Meluzzi, personaggio a dir poco controverso, così tanto in cerca di visibilità da cedere, a dire il vero non solo in questa occasione, a volgarità, inesattezze, scomposte e strampalate ricostruzioni che nulla hanno di storico, nè di scientifico».

«Spiace anche dover dare spazio a un video e a un personaggio che interviene senza sapere, senza studiare, senza conoscere davvero ciò di cui sta parlando – prosegue il primo cittadino – mi rifiuto infatti di credere che Meluzzi abbia davvero assistito alla Festa dei Ceri, effettuandone una ricostruzione così assurda, stravolta e scomposta. La nostra è una Festa religiosa, celebrata in onore di Sant’Ubaldo fin dal 1160, non certo una “falloforia ariana”, espressione semplicemente incommentabile. Poi certo, l’antropologia dei paesi di lingua inglese, e non solo, interpreta la Festa dei Ceri quale riadattamento di ancestrali riti fallici di primavera, ma lo fa attraverso argomentazioni storico-scientifiche e interpretazioni che non sono mai grossolane, offensive e dispregiative come quelle utilizzate da Meluzzi. La nostra Festa dei Ceri vanta un centro studi che è stato costruito grazie al contributo di storici che hanno approfondito la storia della Festa, a cominciare dal testo fondamentale di Anita Seppilli, studiosi che ne hanno approfondito origini, riti, un centro studi costituito da documentazioni, pubblicazioni attente, lavori dall’alto contenuto scientifico, che evidentemente il professor Meluzzi non ha mai visto, nemmeno di sfuggita. Gli stessi eugubini, nella descrizione che viene fatta nel video, vengono rappresentati in modo delirante, non veritiero e offensivo, oltre che falso (la corsa alla raccolta dei “pezzi di orci” che portano fortuna, i “30 litri di vino”, la “grotta” dalla quale “i falli” uscirebbero, i bambini “buttati giù” dai balconi, i “morti” e potrei continuare…). La città intera è stata offesa nella sua identità profonda: Meluzzi lasci il lavoro agli storici e il racconto della Festa a chi la vive, la approfondisce, la conosce. Se vuole, il nostro centro studi è aperto, troverà centinaia di volumi sui quali documentarsi. Da parte nostra, alla luce di quanto indicato dallo statuto comunale, valuteremo ora tutte le iniziative tese alla tutela dell’immagine della Festa e della città di Gubbio, senza escludere nulla».

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