AR. SOR.
PERUGIA – Boccone amaro e inaspettato per la città di Perugia, che dal 23 giugno ha visto chiudersi improvvisamente le porte di tre musei comunali della città – il Museo Civico di Palazzo della Penna, la Cappella di San Severo e il Complesso templare di San Bevignate. «La verità è una ed è purtroppo molto semplice: la società che vinse nel 2017 la gara d’appalto per la gestione si è improvvisamente ritirata mettendo in seria difficoltà l’amministrazione comunale e soprattutto licenziando 16 dipendenti che lì lavorano da 6 anni e mezzo», inizia così lo sfogo social di una ex dipendente. Un post pubblico che ha ottenuto il like non solo del presidente di Umbria jazz Gian Luca Laurenzi, ma addirittura dell’assessore comunale alla Cultura Leonardo Varasano, che conosce senza dubbio la questione.
La società in questione è la Munus, che dal 2017 – come spiegato nei giorni scorsi da una nota di palazzo dei Priori – era concessionaria dei servizi per il pubblico e delle attività di valorizzazione del circuito museale del Comune e che recentemente ha comunicato all’amministrazione l’improvviso recesso dai servizi di gestione dei musei. E ai dipendenti ora chi ci pensa? Lo sfogo dell’utente nella sua pagina Facebook apre alla riflessione. «Il vero dramma – scrive – è il loro». E poi, continua: «La cosa che più di tutte mi fa rabbrividire è che i post e gli articoli più livorosi e intrisi di sciacallaggio vengono dalle mani e dalle penne di personaggi che si professano “di sinistra” dibattono di questioni squisitamente marginali e assolutamente fuori contesto in un momento come questo. Personaggi che inoltre, dal 2017 al 2022 (periodo durante il quale ho lavorato come dipendente dell’uscente Munus srl) non ho mai visto mettere piede a Palazzo della Penna, neanche per un caffè, e che quindi parlano, parlano e parlano senza essere mai venuti a usufruire dei servizi ideati ed erogati, o a constatare di persona le migliorie apportate o ancora a saggiare la qualità di visite guidate, laboratori didattici ed eventi vari. Ma state tranquilli: tutto passerà in fretta, i siti riapriranno presto, voi potrete tornare ai vostri aperitivi e a far finta che i luoghi vi interessino davvero, nessuno morirà poiché appunto trattasi di musei e non di ospedali, con buona pace di turisti e fruitori che troveranno chiuso per qualche giorno come peraltro spessissimo accade in tutto il mondo in occasione di lavori di restauro o ammodernamento degli spazi pubblici. Quello che non passa è l’amarezza e il dispiacere per i miei ex colleghi, che oltre a trovarsi in questa situazione sono costretti a leggere le favole propagandistiche che vengono scritte e raccontate».
Intanto, a commentare la notizia della chiusura al pubblico dei Musei è stata Francesca Pasquino, responsabile Cultura del Pd comunale nonché segretaria del circolo del Pd di Perugia centro, che non usa mezzi termini: «La chiusura di Palazzo della Penna è il simbolo oggi della deflagrazione culturale in cui ormai versa la città di Perugia». Nonostante la situazione imprevista e i disagi – dai dipendenti, alle attività museali, ai cittadini, al turismo – Palazzo dei Priori si è subito attivato per cercare di riaprire i tre musei e le mostre temporanee presenti nel minor tempo possibile. Ipotesi da valutare.


