Redazione Terni
TERNI – Le scorie della lavorazione di Ast da sempre un problema per il loro smaltimento. Ora si prova con il riutilizzo – seppur parziale – nelle bitumazioni. L’Anas e il gruppo Arvedi stanno lavorando a un progetto, su impulso della Regione e sotto la supervisione dell’agenzia regionale per l’ambiente. Come è noto l’utilizzo indiscriminato decenni orsono delle scorie come materiale di riempimento a Terni ha portato problemi ambientali seri, alcuni peraltro persistenti come a Parco Rosselli. Ora si procede con ben altra attenzione per l’ambiente e la salute. L’annuncio arriva dall’assessore regionale alle Infrastrutture Enrico Melasecche. «È nota – scrive Melasecche – la svolta che ha caratterizzato l’impegno dell’Ast con la ricerca di un partner affidabile che potesse affrontare con esperienza, conoscenza della materia ed affidabilità il problema della riduzione della quantità da portare in discarica che ha visto l’accordo con la finlandese Tapojarvi multinazionale che tratta da anni le scorie della Outokumpu. La Tapojarvi ha realizzato come noto un impianto in funzione per il trattamento delle scorie del valore di 40 milioni per demetallizzarle, recuperando metalli preziosi che compongono la lega dell’inox. Oggi si rende possibile questo ulteriore salto in avanti con l’inizio della sperimentazione da parte di Anas e Arpa Umbria, voluta dalla Regione e promossa in accordo con l’Ad dell’Anas che ha benedetto questo inizio di collaborazione che potrebbe portare, come già accade in Finlandia, a risultati particolarmente interessanti. Se, come ci auguriamo, al termine delle sperimentazioni e delle prove meccaniche fosse possibile inserire l’utilizzo del filler e degli agglomerati di maggiori dimensioni nella stesura del sottofondo e del bitume senza alcun pericolo per l’ambiente si conseguirebbe un risultato straordinario dal punto di vista ambientale ma anche economico, risparmiando materiale di cava e riducendo la discarica in funzione. Già i primi esperimenti con le scorie dell’acciaio al carbonio hanno dato risultati incoraggianti ma inizia ora una fase nuova per le particolari componenti dell’inox».


