Voce ai carcerati: «Siamo pacchi postali»

Un lavoro collettivo durato sei mesi insieme al rapper ternano Edoardo Fucile. IL VIDEO

Elena Cecconelli

TERNI – «Siamo pacchi postali spediti da un carcere ad un altro». Sono alcune delle parole contenute in un brano scritto dai detenuti nella casa circondariale di Terni che hanno preso parte ad un laboratorio di scrittura musicale.

Il progetto della Usl Umbria 2 è stato affidato alle cooperative Actl, Helios, Cerchio e Quadrifoglio e Edoardo Fucile, in arte Vinyasa, che ci ha raccontato com’è stato lavorare per oltre 6 mesi a fianco dei detenuti, condividendo la loro quotidianità.

«È stata un’esperienza davvero bella, abbiamo lavorato alla scrittura di testi rap, i detenuti all’inizio erano più restii, si trovavano in imbarazzo nel mettersi in gioco per esprimere ciò che provavano, poi mano a mano tutti hanno preso parte, cantando anche il brano una volta completato».

L’iniziativa ha consentito ai detenuti di sentirsi meno soli, di non vivere quella condizione alienante che provano nello stare ogni giorno dietro alle sbarre, oltre alla possibilità di esprimere i loro pensieri, le loro emozioni senza filtri e senza giudizi esterni, aiutati dal linguaggio universale offerto dalla musica, che consente di toccare anche le parte più intime e personali delle persone. I temi della scrittura dei brani sono stati diversi: i rumori che si vivono nel carcere, dai passi nei corridoi con cui i detenuti capiscono se si tratti delle guardie o di un poliziotto oppure il tema della mancanza, anche ciò che può essere considerato “fastidioso” come il pianto di un bambino viene ricordato con sofferenza dai detenuti, che vorrebbero poterlo risentire ancora e abbracciare il proprio piccolo. Ma anche temi di denuncia sociale, per quanto ritengono sia da implementare all’interno della struttura penitenziaria o di come trascorrono le loro giornate.

«C’era un ragazzo che quasi tutte le ore è stato zitto e non ha mai partecipato, ma l’ultima lezione del laboratorio ha consegnato tre pagine – rivela Edoardo Fucile – tanto che una strofa di uno dei due brani è interamente dedicata a lui perché è stato il momento in cui si è totalmente liberato e aperto».

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