Esclusivo/I conti in tasca alla Uj dei record. Sei milioni di spese, 2,3 di incassi

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Alle entrate vanno aggiunti gli sponsor e il merchandising. Ma una gran parte è a carico degli enti pubblici (Ministero e Regione su tutti). E ora una scelta si impone rispetto alla vecchia struttura scherzosamente definita «sovietica»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sei milioni di costi, 2,3 milioni di incassi, più gli sponsor (mica tanto) e poi il resto solo di contorno (il merchadising e dintorni).
Proviamo a fare i conti in tasca all’Umbria jazz dei record, gran bel cinquantenario, un successo sonante senza e senza ma?

Pronti, via. Sapendo che ancora ci sono diverse variabili e non si può essere precisi, ma i grandi blocchi di spesa ed entrate sono definiti.
E allora: i costi per gli artisti sono lievitati e ci mancherebbe con l’inflazione fiammeggiante. Non fosse altro per i biglietti aerei letteralmente schizzati in alto.
L’organizzazione doveva gestire un flusso da 600-700 mila visitatori ha trovato le soluzioni ed è stata all’altezza.
Tutti i nomi scelti sono stati di grande richiamo.
Curata nei dettagli la parte popolar, quella non a pagamento per il pubblico, che è onore e vanto storico di Uj.
Ma Umbria jazz ha costi alti. Di fatto inevitabili se se si vuol mantenere questo grande appeal internazionale.
Finora non è stata modificata la struttura che – scherzosamente – qualcuno dice «sovietica come 50 anni fa», nel senso della sua costante trazione pubblica.
Fatto sta che i 6 milioni circa di quest’anno – secondo indiscrezioni da confermare, non essendo stati fatti ancora i conti finali – sarebbero per poco più della metà coperti da incassi (2,3 milioni, un buon risultato) e sponsor e merchandising-ristorazione (per le ultime due “voci” si può fare molto meglio).
Quindi ci sono i contributi importanti di Comune di Perugia e Fondazione Perugia ma il grosso è a carico di Ministero e Regione.
Dai tempi di Marina Sereni regnante, il Ministero si accolla una quota di gran rilievo (un milione).
Ma la Regione quest’anno è arrivata praticamente alla stessa cifra (nasometricamente qualcuno del ramo calcola 900 mila euro, forse più).
È perfino ovvio che non sarà replicabile un impegno economico di questo tipo. Anche se le ricadute positive sono tali e tante. Non solo turismo diretto ma anche immagine.
Effetti da proiezione positiva su tutto il Pil regionale, che si trasforma – detto in soldoni – in tasse a favore della Regione.
Però, dopo aver ragionato su tutto questo, è facile immaginare che si dovrà prima o dopo fare una scelta.
O più mercato e meno Stato (con manifestazione “sovietica” che va in archivio).
Oppure un diverso modo di far intervenire lo Stato (il pubblico).
La prima ipotesi si realizza con una piccola ma decisa rivoluzione copernicana.
La seconda ipotesi è quella fatta balenare dal senatore Zaffini (Fdi): una legge nazionale apposita per l'”istituzione” Umbria jazz.
Ma di queste due ipotesi – problemi e vantaggi – avremo modo di riparlare.

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