A.P
TERNI – I conti del Comune di Terni sembrano essere diventati un vulcano. Da cii erutta di tutto. Appena qualche giorno fa l’amministrazione comunale ha annunciato di aver trovato un milione e mezzo per pagare il cofinanziamento del sottopasso di Cospea e nuovi tagli del verde pubblico. Ora da quello stesso bilancio emerge lo spettro di un nuovo dissesto.
Un nuovo fallimento che tradotto in soldoni per i Ternani vorrebbe dire altri cinque anni di aliquote e tasse comunali al massimo.
Per la verità pochi giorni fa il Ministero ha fatto sapere che la procedura di dissesto è arrivata ai titoli di coda. The end, la Osl torna a casa e consegna al bilancio del comune il suo bilancio: secondo l’organismo di liquidazione i conti del dissesto chiudono con 80 milioni di euro da incassare e 56 da pagare. Attivo 24 milioni di euro.
Ma il sindaco Stefano Bandecchi in uno dei suoi video irriverenti contesta i conti della Osl.
Batte su un punto Bandecchi: negli 80 milioni da incassare ci sono crediti vecchi, roba di oltre 7 anni fa. Soprattutto multe, bollette, tasse che per anni non sono stati pagati e che ora è difficile che vengano saldati. Si parla di quasi 20 milioni di euro.
Bandecchi chiede al governo centrale risorse apposite per portare realmente denari nelle casse del comune.
Una richiesta che assomiglia molto a quella del 2018 dell’allora sindaco Latini. Finora il governo – indipendentemente dal suo colore – ha sempre previsto procedure speciali solo per le grandi città metropolitane.
Il Pd dal canto suo pochi giorni fa ha suggerito di utilizzare il fondo di rotazione per contrarre un nuovo mutuo e portare soldi freschi in cassa. Quel fondo di rotazione che nel 2017 la giunta Di Girolamo non attivo’ – sperando invece nella vendita delle Farmacie – arrivando così al dissesto.
Infine Orlando Masselli. L’ex assessore al bilancio polemizza con il sindaco e sostiene che l’unica strada è incassare quanto finora il comune non ha fatto: “Mi sembra evidente che disconoscendo ogni principio di contabilità pubblica Bandecchi confonda gli accertamenti di entrata e gli impegni di spesa con i soldi in cassa è evidente che i crediti vecchi hanno una difficoltà di discussione ed è il motivo per il quale quei crediti sui quali è vero si basa la chiusura del dissesto sono in mano alle agenzie di recupero qualificate quali Equitalia, Municipia ed Ica”.


