Il ritorno di Pecorelli, una associazione per aiutare gli imprenditori e un film sul conte di Montecristo umbro

L’imprenditore ed ex naufrago si è anche laureato in ingegneria informatica e programmazione

R.P.

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Non smette mai di stupire Davide Pecorelli. L’imprenditore altotiberino 48enne – balzato agli onori delle cronache due anni fa simulando la sua morte in terra albanese e poi riapparso in maniera a dir poco rocambolesca sull’isola di Montecristo – è pronto a nuovi colpi di scena e a inaspettate sorprese.

E così, nella giornata di giovedì 20 luglio, l’imprenditore ha conquistato il titolo di dottore, laureandosi in ingegneria informatica e dell’automazione presso l’Università eCampus di Città di Castello. Per lui completo blu giacca e pantaloni, camicia bianca e cravatta a righe perfetta con il resto dell’outfit. Proprio nel giorno in cui la corona di alloro si è posizionata sulla testa, Pecorelli ha voluto svelare la sua nuova associazione, chiamata non a caso “Il conte di Montecristo”, che ha una nobilissima finalità: quella di aiutare gli imprenditori che stanno passano un momento di grande difficoltà.

Questo, comunque, non è l’ennesimo colpo di scena dell’ex naufrago. Infatti, Pecorelli ha annunciato che la sua storia sarà presto al centro di una docuserie che sarà prossimamente trasmesso su alcune piattaforme. Il regista della pellicola sarà Marco Pellegrino, vincitore del “Corto d’argento” (sezione dedicata ai corti dei celebri Nastri) nel 2019 con “Moths To Flame”.

Parlando della sua associazione Pecorelli ha spiegato che l’ha creata con il fine di «puntare i riflettori su un problema che da troppo tempo viene dimenticato, in primis dai politici, che dovrebbero fare qualcosa verso questi imprenditori che sono rimasti soli. E’ una questione che ho vissuto sulla mia pelle, con vicende giudiziarie difficili legate al fatto del fallimento. Ho affrontato due bancarotte e ho provato molta paura. Tutt’ora ho i miei beni sequestrati. Se sbaglia, un imprenditore è giusto che perda i beni che ha acquisito tramite la propria azienda. Però non è giusto che perda la dignità. Non avevo nemmeno i soldi per la benzina perché avevo i conti sottozero e le banche che hanno chiuso i rubinetti. E’ una esperienza che ti porta alla disperazione».

L’obiettivo, ha detto l’uomo di Montecristo, sarà quello di aiutare gli imprenditori anche dal punto di vista economico: «Siamo partiti già – dice – con delle donazioni importanti da tre famiglie che hanno subito lutti pesanti. Vorrei ringraziarli facendo nomi e cognomi ma non vogliono questo tipo di pubblicità. Daremo un supporto anche a livello morale. L’imprenditore non ha nelle proprie corde l’indole di chiedere aiuto. Quando si arriva a un certo punto in cui è difficile cavarsela da soli, bisogna chiedere aiuto ma non lo fa, quindi c’è il rischio di sprofondare».

Qualche battuta anche al percorso di studi che lo ha portato a conquistare l’ambita pergamena: «Sono sempre stato un amante della programmazione – racconta – Mi possono quasi ritenere un esperto. Da circa due anni sto apprendendo il lavoro del sarto. Cucio giacche e cappotti in maniera soddisfacente».

Un pensiero anche al processo a suo carico in Albania. La nuova udienza è fissata per la mattina del 24 luglio e Pecorelli parteciperà in videoconferenza: «Mi vengono i brividi solo a pensarci – ha affermato l’ex naufrago – Forse avremo un verdetto che speriamo metterà la parola fine a questa storia. Sono disposto anche a stare in carcere in Albania. Logicamente deve essere una pena equa per quello che ho fatto. Ho risarcito completamente tutti gli individui colpiti dai miei reati. Ho già chiesto scusa al popolo albanese». Intanto, il 14 novembre è fissata l’udienza presso la corte di appello di Perugia per l’estradizione.

Infine, Pecorelli lascia tutti con il fiato sospeso sul destino del tesoro da lui scoperto sull’isola di Montecristo: «Forse lo scopriremo nella serie televisiva. Dovrete fare l’abbonamento alle varie piattaforme. Dato che vengo pagato da loro non posso dire altro».

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