DI MARCO BRUNACCI
PERUGIA – Nel mentre si confermano una per una le anticipazioni di Umbria7 sulla trattativa per il passaggio di proprietà del Perugia calcio, che a questo punto si concluderà – salvo colpi di scena impossibili da prevedere ma francamente proprio difficili – domenica sera, ecco che si apre un nuovo capitolo non tanto sulla trattativa ma su chi aveva intenzione di farla saltare.
La vicenda ha dell’incredibile, ma poi alla fine si spiega tutto: c’è anche una Perugia dei veleni. Ben inteso, piccole dosi di arsenico, roba di periferia rispetto ai fiumi che scorrono altrove, con un tot di meschinità che è superiore alla pericolosità.
Fatto sta che la cessione a un gruppo di operatori del settore dell’energia del Perugia calcio, che è una mano santa per chi ancora (non pochi) ha il piacere di tifare per il Perugia (la palla è rotonda, difficile immaginare il futuro, ma qui la palla rotonda stava andando a rotoli), è stata la nuova occasione per mettere i bastoni tra le ruote a un un’operazione necessaria per la città, e stavolta anche per creare angosce immotivate al sindaco di Perugia, Andrea Romizi, ottima persona che si può criticare per tante scelte e tante altre non scelte, ma è impossibile denigrare.
Storia finita. Non merita mezza riga in più.
Chi ha diffuso un documento che non poteva che esser ad uso interno ha avuto però il suo momento Jago. Sai che soddisfazione.
Diciamo adesso che la trattativa sul Perugia calcio continua ad andare avanti, che domenica sera dovrebbe terminare, che del nuovo stadio si parlerà a tempo e luogo, di fronte a progetti precisi, con buona pace dei venditori di fumo e dei distributori automatici di fango, resta come piccolo sport estivo la caccia al “postino” che ha recapitato il documento palesemente a uso interno.
Non che sia un gran che come sport. Per altro alcuni sono convinti di avere già una pista.
Ma resta il problema già sollevato da Umbria7 per Terni: possibile ci sia gente che gode a far del male a Perugia per il solo gusto di farlo?


