SPOLETO (Perugia) – L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il direttore Antonio Pappano e il mezzosoprano Sasha Cooke sono stati i protagonisti dell’attesissimo concerto finale del Festival dei Due Mondi. Spoleto 66 si è chiuso con due capolavori di Gustav Mahler.
Come anticipato dal Due mondi, scrivendo «i quattro Lieder eines fahrenden Gesellen e la Sinfonia n. 1 Mahler si accorge dell’importanza che aveva per lui il rapporto tra uomo e natura. La sua Natura è estatica e terrificante, è un labirinto che risuona di voci segrete in cui l’animo umano si specchia in tutta la sua inconoscibilità. Dei Lieder Mahler scrive anche il testo: un giovane inizia a camminare, senza sapere cosa sta cercando, spinto solo da un tormento interiore. La natura che lo circonda è l’unica interlocutrice possibile per il suo dolore rassegnato, la sentiamo rispondere nel richiamo del cuculo, nel saluto del fringuello e della campanula, cui danno voce gli strumenti dell’orchestra». Uno spettacolo apprezzato dal pubblico che ha riempito piazza Duomo per il concerto che ha chiuso questa edizione numero 66.
Edizione che si chiude con oltre 26mila biglietti emessi e circa 675mila euro di incasso. Dei 58 titoli in cartellone per 203 rappresentazioni più di due terzi hanno segnato il tutto esaurito e un grande successo hanno ottenuto anche gli spettacoli infrasettimanali: Max Cooper di mercoledì, e Alessandro Baricco, andato in scena di giovedì con Piazza Duomo gremita da 2.500 spettatori, o il concerto di Cameron Carpenter alla Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Sold out anche le 110 sessioni di Le Bal de Paris che ha replicato il successo dell’anno scorso.
Dal Teatro Nuovo al Caio Melisso, da San Simone a Sant’Agata il Festival ha aperto le porte di 23 sedi ospitando spettacoli di Danza, Musica, Teatro, Opera e Arte con una percentuale media di occupazione di oltre 90% dei posti disponibili e una media di oltre 5 spettacoli al giorno per 17 giorni di programmazione.
Sono 140.500 i pedoni che hanno utilizzato il servizio di mobilità alternativa dal 23 giugno al 9 luglio, segno di una vivace partecipazione alla vita della città che non ha solo animato i teatri durante il Festival ma anche le vie, le piazze, le attività commerciali e le strutture ricettive di Spoleto con 75.000 presenze.
La 66ma edizione ha ospitato oltre 700 artisti di 32 compagnie (15 straniere e 17 italiane) e impiegato uno staff di 245 persone, tra personale assunto e collaboratori, tecnici e personale di sala oltre a 140 tecnici al seguito delle produzioni degli spettacoli.
Il calendario dei progetti collaterali ha presentato 15 fra tavole rotonde, convegni e talk di approfondimento a carattere scientifico e divulgativo, promossi dal Festival o dai Partner, a cui hanno preso parte oltre 80 relatori e ospiti, e 14 fra mostre, istallazioni e open studios con gli artisti (tra questi quelli di Lonnie Holley, Silvia Costa, Mary Manning).
Grande successo ha riscosso Il laboratorio del sogno. Simbologia e arte del costume teatrale ideato dalla storica del costume Fabiana Giacomotti e ispirato all’opera Pélleas et Mélisande. Il Foyer del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti ha ospitato un’esposizione comparativa dei costumi di alcuni importanti allestimenti della celebre opera di Claude Debussy, e sono stati allestiti i 16 laboratori di sartoria teatrale aperti al pubblico al Chiostro di San Nicolò che hanno registrato sempre il tutto esaurito.
Novantanove appuntamenti gratuiti hanno fatto da corollario alla programmazione. Particolarmente apprezzati anche gli incontri del mattino con gli artisti ospitati quest’anno nell’esclusivo Giardino del Festival diventato luogo di incontro di pubblico e artisti a colazione o per un drink serale.






