m.brun.
PERUGIA – Umbria Jazz il giorno dopo. Numeri straordinari, da successo sonante, «quelli del 2019, a prezzi ovviamente maggiorati», chiarisce il patron Carlo Pagnotta che, dopo i 50 anni del suo Festival, si appresta (ad agosto) a festeggiare i suoi 90 anni.
E Pagnotta, soddisfatto, al microfono dell’inarrestabile Pasquale Punzi, spiega anche che «la formula funziona ancora, la parte dei concerti a pagamento ma anche quelli gratuiti, per tutti che sono da sempre una caratteristica della manifestazione».
Non si sottrae il patron nemmeno sui costi, «aumentati, non fosse che per i biglietti d’aereo», sorride.
Non si sottrae quindi a parlare di costi e delle stelle del Festival. Ma anche del futuro: «Qualcuno mi dice che è il momento di portare Stevie Wonder. Io dico: datemi un milione e ve lo porto».
Ora c’è Terni ma con Bandecchi. «A me quelli un po’ mattocchi mi stanno simpatici», sorride ancora.
Bandecchi è un esperto di jazz, viene buttato là. Pagnotta non fa una piega: «Le istituzioni non devono essere rappresentate da esperti di jazz, devono mettere le risorse. Poi ci pensiamo noi al jazz».
Anche il futuro è nella mani dello storico patron. Per Terni e Orvieto sicuramente.
Poi a fine gennaio 2024 scade il contratto che lega Pagnotta a Umbria Jazz e si vedrà.


