A Carsulae è “amore tormentato” con Riccardo Leonelli

L’attore ternano metterà in scena la storia tempestosa tra Dino Campana e Sibilla Aleramo

El. Cec.

TERNI – Un amore breve. Pieno di violenza. Tra botte, vortici passionali, lettere di fuoco, insulti. Quello tra la scrittrice Marta Felicina Faccio detta Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana. Che sarà riproposto nel teatro romano di Carsulae. Il 25 agosto. Con lo spettacolo “Storia d’amore, di boschi e di follia”. Nato da un’idea e con la drammaturgia di Andrea Giuli. Vicino all’attore ternano Benedetta Buccellato e Germano Rubbi.

Il lavoro è incentrato sul difficile rapporto tra i due che si basa su testi degli stessi Campana e Aleramo, di Andrea Giuli e di Sebastiano Vassalli, autore nel 1984 del libro “La notte della cometa”, vincitore nel 1985 del Premio Grinzane Cavour, dedicato alla dolorosa vicenda esistenziale del poeta di Marradi, tra le voci più alte del ‘900.

Il primo incontro tra i due avvenne nel 1916. Sibilla era nota nei ircoli culturali fiorentini, milanesi e romani. Era stata stuprata da un dipendente del padre a 15 anni, costretta poi a sposarlo e restando intrappolato in un matrimonio senza amore. Rimasta incinta, decise in seguito di scappare ma accettando di perdere la custodia del figlio.
Le capitò di leggere i “Canti orficidi Dino Campana e rimasta folgorata dalla sua poesia, gli scrisse. Dino stupido che una donna di tale bellezze mostrò interesse nei suoi confronti, prese un treno e la raggiunse. Sin da piccolo, Dino aveva manifestato i primi segnali di follia. Di tanto in tanto spariva anche per settimane, andando in giro per il mondo e facendo qualsiasi mestiere gli capitasse. La malattia mentale di Dino con il tempo peggiorava, anche a causa della sifilide. Disprezza lo stile di vita di Sibilla, donna estroversa e mondana. Spesso le alzava la voce e la picchiava, anche per gelosia. Ma lei richiamava le botte, le urla e l’amore malato.

La loro relazione si esaurì nell’arco di due anni, tra il 1916 e il 1918. Ma continuarono a vedersi e cercarsi tramite lettere negli anni a venire. Ogni volta che si vedevano, finiva che si picchiavano a vicenda. Ma tuttavia, non riuscivano a smettere di cercarsi reciprocamente. Dino venne poi rinchiuso in un ospedale psichiatrico dove morì nel 1932. Sibilla sopravvisse fino al 1960 ma non scrisse più una parola su quel loro amore.
L’uscita del carteggio “Un viaggio chiamato amore, Lettere 1916-1918” fu autorizzata da Sibilla solo nel 1958. Un titolo simile avrà il romanzo di Laura Pariani, “Questo viaggio chiamavamo amore”, che ha raccontato la loro storia nel 2015. Ma prima ancora lo aveva fatto il film di Michele Placido del 2002,”Un viaggio chiamato amore”, con Stefano Accorsi e Laura Morante nei panni dei due poeti e amanti.

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