PERUGIA – Assisi, Todi, Foligno, Città di Castello e Gubbio insieme per riottenere i loro tribunali. Lo comunica il sindaco tuderte Antonino Ruggiano, anche se proprio da Todi parte il giallo – o comunque i dubbi – sulla mancanza di queste città nel piano di “contro-riforma” proposto dalla Regione.
«Ho avviato una fase di interlocuzione con i Sindaci delle altre città interessate – Assisi, Foligno, Città di Castello e Gubbio – affinché possa avviarsi il confronto con la Regione Umbria ed il Parlamento, al fine di verificare se esistano le condizioni, come auspicato vivamente, per la riapertura delle sezioni distaccate di Tribunale», dice Ruggiano, mentre la Commissione Giustizia del Senato sta affrontando il tema della modifica del Decreto Legislativo 7 settembre 2012, n. 155, con l’obiettivo di riorganizzare il sistema degli Uffici Giudiziari italiani, ha preso l’iniziativa di promuovere un’azione coordinata e pragmatica per arrivare a garantire ai cittadini e alle imprese un servizio della giustizia di prossimità.
«È una battaglia che dovremo affrontare con lo spirito unitario che ha contraddistinto le nostre comunità al tempo della precedente riforma, nella consapevolezza che una società in cui la giustizia sia, di fatto, negata non possa che essere una società di serie B. Ce lo impone, tra l’altro, l’articolo 10 del Trattato dell’Unione Europea e l’articolo 5 della nostra Carta Costituzionale», ha scritto Ruggiano ai suoi colleghi.
È evidente ai più – si legge in una nota del Comune – che la riorganizzazione che si è avuta oltre dieci anni fa non abbia raggiunto i risultati che erano stati prefissati. L’estensione geografica, le caratteristiche geomorfologiche di alcuni territori e l’oggettiva difficoltà di raggiungere gli uffici giudiziari da parte dell’utenza di riferimento costituiscono le giuste ragioni per una revisione di quel sistema organizzativo. Il problema, sentito in tutta Italia, viene adesso finalmente affrontato dal legislatore e diventa oggetto di attenzione anche in Umbria. In questo contesto, accanto al tema della riapertura delle sedi di Tribunale dismesse, si è aperta anche una strada per la verifica delle condizioni per il recupero delle sezioni distaccate di Tribunale.
«Siamo convinti della bontà del percorso che è stato avviato – è scritto in una nota per la presidente della Regione e il presidente dell’Assemblea legislativa – ma manifestiamo la forte contrarietà ad ogni ipotesi che concerna una revisione soltanto parziale del sistema della giustizia umbra. In particolare, ad una riforma che veda sul tavolo ipotesi di lavoro che, occupandosi soltanto della situazione orvietana, escludano le sezioni distaccate dei Tribunali di Perugia e Spoleto».
La direzione imboccata, dunque, è quella di lavorare insieme come Comuni di Assisi, Foligno, Città di Castello, Gubbio e Todi affinché le rispettive comunità possano tornare a godere dei servizi di prossimità della giustizia, con un conseguente innalzamento anche del sistema organizzativo e di produttività.
Il progetto della nuova geografia prevede di procedere a una riforma a costo zero, ovvero con il costo delle sedi a carico delle Regioni. Da qui l’iniziativa per interloquire subito e tutti insieme con la presidente Donatella Tesei.

Eppure proprio da Todi, con una nota firmata da Partito democratico, CiviciXTodi e Sinistra per Todi, sembra manchi proprio (e anche) palazzo dei Priori nel progetto di revisione. Nell’analisi, si rammenta come «correva l’anno 2012 quando il Governo Monti, in piena crisi finanziaria e con lo spread alle stelle, decideva di chiudere tutte le sezioni distaccate di tribunale. All’epoca Todi, già sede di Pretura, era sede distaccata del Tribunale di Perugia. Con l’abolizione di tutte le sedi distaccate, Todi e tutta la Media Valle del Tevere (Marsciano e Deruta compresi), furono accorpati al Tribunale di Spoleto».
Alla fine Orvieto venne chiuso, passando sotto Terni, Spoleto rimase aperto acquistando tutti i territori della Media Valle del Tevere. «Per la Media Valle del Tevere – prosegue l’opposizione di Todi – la decisione fu una vera iattura, solo se si pensi alla mancanza di collegamenti ed al conseguente disagio per professionisti ed utenti. Ora, a distanza di circa dieci anni, la Regione Umbria ha depositato un disegno di legge nel quale chiede la revisione della geografia giudiziaria (DDL n.710 “Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero”, attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato).
Ma leggendo la relazione accompagnatoria predisposta dalla Regione, si capisce che l’unico obiettivo è quello di riaprire il Tribunale di Orvieto. Neanche una parola sulle sezioni distaccate, anche se le motivazioni addotte per la riapertura del foro orvietano ben si attagliano ad altre realtà, prima tra tutte quella tuderte, in quanto il disagio provocato ai tuderti con la soppressione della sezione distaccata è pari se non superiore a quello subito dagli orvietani con la perdita del tribunale».
«Ancora una volta – è la conclusione – la Regione ha compiuto una scelta senza evidentemente consultare i territori, tanto che la questione, a livello di istituzioni locali, non è mai stata oggetto di dibattito. L’occasione è comunque propizia, quindi appare quanto mai necessario che l’amministrazione comunale, la città, facciano quanto nelle proprie possibilità affinché le esigenze del territorio prevalgono sulle logiche di partito. A meno che non si voglia prendere definitivamente atto che mentre alcune amministrazioni tentano, riuscendoci, di tutelare l’interesse dei territori, come nel caso di Spoleto all’epoca della soppressione dei tribunali, ancora oggi Spoleto con la battaglia per l’ospedale, altre amministrazioni (Todi?) accettano supinamente ogni decisione calata dall’alto».


