ALESSANDRO MINESTRINI
UMBERTIDE (Perugia) – E’ considerato l’esempio concreto degli sprechi italici. Se ne parla da quasi venti anni. La sua costruzione è iniziata nel 2015 ma non è mai arrivata alla fine. Si tratta della bretella ferroviaria per il trasporto merci che avrebbe dovuto collegare la zona industriale di Pierantonio con la stazione di Umbertide.
Un progetto annunciato ma che non ha mai visto la luce, che è costato la bellezza di circa tre (leggasi 3) milioni di euro, per una lunghezza totale di strada ferrata pari a 1,5 km (un chilometro e mezzo, per essere ancora più chiari). I costi per la costruzioni dell’opera erano stati così ripartiti: 2 milioni provenienti dall’Unione Europea, 600mila euro dalla Regione Umbria e un contributo di 70mila da parte del Comune di Umbertide.
Ferma con le quattro frecce da ormai sette anni, la massicciata del tronchetto ferroviario è ormai divorata da ogni sorta di erbacce, sterpaglie e rovi. L’unico punto pulito è esclusivamente quello che passa davanti a una casa privata, dove per bontà dei proprietari dell’abitazione viene fatto un taglio sistematico dell’erba al fine di evitare l’arrivo di animali pericolosi e di dare un minimo di decoro al cammino ferrato che non ha mai visto transitare un convoglio.
La situazione dello stato di abbandono e di inutilità della bretella di Pierantonio, è stata da sempre al centro di una battaglia dell’ingegner Mario Tosti, già amministratore pubblico e membro dell’associazione “Amici del treno”.

Denuncia Tosti: «Da venti anni prima che fosse iniziata la costruzione della bretella, nella provincia di Perugia non passava più un carro merci e tutti i raccordi precedenti erano stati chiusi perché non venivano utilizzati».
Ma se la circolazione dei carri merci era già diventato un ricordo, come mai si arrivò alla progettazione del raccordino pierantoniese? Tosti dà una riposta più limpida dell’acqua: «Oramai il finanziamento (collegato al raddoppio ferroviario della Ponte San Giovanni-Perugia e della Terni-Cesi e della piastra logistica di Città di Castello), era stato chiesto e se le istituzioni fossero tornate indietro, probabilmente si sarebbero persi i soldi dell’Unione Europea».
Da Tosti venne avanzata pure una idea di “trasferimento” di fondi in un progetto che sarebbe stato epocale e destinato all’abbattimento delle barriere architettoniche: «Nessuno ha accettato la mia proposta. Fu un’idea che presentai al sottosegretario agli affari europei dell’epoca, Sandro Gozi e all’allora commissaria comunitaria al controllo della spesa, Corina Cretu, ovvero quella di riconvertire le risorse per la bretella ferroviaria di Pierantonio e di rifare tutti i marciapiedi di Umbertide.»
Le possibilità di vedere in funzione la bretella sono ormai nulle: «Ora – afferma Tosti – non c’è più niente da fare e questa ferrovia resterà così. L’unica possibilità di modifica è che smontino e vendano le rotaie. Le traverse non è più possibile metterle sul marcato perché sono in legno e ora vengo usate solo quelle in cemento».
Una questione che lascia l’amaro in bocca: «Quando era chiaro che questa bretella non fosse servita a niente – aggiunge Tosti – proposi di rivendere traverse e rotaie, che costarono 600/700mila euro, ma tutto rimase lettera morta. Dal punto di vista politico, è un comportamento incomprensibile. Quest’opera è l’archetipo degli sprechi nelle opere pubbliche».








